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Indipendentisti a San Marco: ancora nessuna denuncia, Digos al lavoro

Le uniche a essere sanzionate per ora sono le due persone che volevano fornire le generalità con una "carta d'identità della Repubblica Veneta". Da valutare se c'è stata apologia di reato

Gabriele Vattolo 14 maggio 2012

Fino alle 22.30 circa di sabato sera tutto si è svolto senza alcun fuori programma. Anzi, la manifestazione dei giovani di "Xoventù indipendentista" per commemorare il "blitz" al Campanile di San Marco dell'8 maggio di quindici anni fa da parte dei "Serenissimi", è arrivata in campo Santi Apostoli per i comizi finali stando ben attenta a non "deragliare" di fronte ai poliziotti. La questura, infatti, aveva vietato ai partecipanti di inneggiare alle "gesta" di tre lustri or sono, spiegando che si sarebbe trattato di apologia di reato. Dalla folla quindi grida contro la "censura di Stato", certo, e slogan per l'indipendenza e per la libertà. Tutto secondo copione.

Poi la decisione di una trentina di partecipanti di "continuare" l'anniversario a San Marco, zona off limits per la manifestazione, come disposto dal questore Fulvio Della Rocca. Alla spicciolata il gruppo ha fatto ingresso nell'area marciana, per poi tirare fuori bandiere e vessilli inneggianti alla Serenissima. A quel punto la polizia è intervenuta dicendo loro che non avrebbe potuto far altro che denunciarli per manifestazione non autorizzata.

 

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In piazzetta dei Leoncini il gruppetto, che comunque non avrebbe inneggiato chiaramente ai "Serenissimi", è stato fermato di nuovo dagli agenti. Identificati tutti i presenti, meno due, arrivati separatamente dagli altri, che avrebbero esibito una "carta d'identità della Repubblica Veneta", rifiutandosi di mostrare quella italiana. Verso mezzanotte la coppia è stata fatta salire a bordo delle volanti e portata in questura, da dove è uscita solo verso l'una. I due sono stati denunciati per rifiuto di fornire le proprie generalità.

Riguardo la rimanente trentina, una minoranza rispetto agli altri 120 che se ne sono andati dopo l'arrivo in campo Santi Apostoli, la questura starebbe valutando se denunciarli o meno. Gli inquirenti dovranno stabilire se effettivamente in quanto accaduto nell'area marciana ci sia traccia di "apologia di reato", oppure ci si sia limitati a esporre le bandiere della Serenissima.

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