La Costa Concordia lascia il Giglio L'idea dei cassoni arriva da Spinea

L'ingegner Mario Scaglioni e lo staff della "Spline" hanno progettato i cassoni fondamentali per consentire di trasferire a Genova la nave

La Costa Concordia (©TM News Infophoto)

Un’operazione senza precedenti, un capolavoro di ingegneria navale in grado di diventare un modello per moltissimi interventi futuri. Così tecnici e ingegneri impegnati nel recupero del relitto della Costa Concordia definiscono il progetto messo in atto negli ultimi due anni e mezzo per rendere nuovamente galleggiabile lo scafo, ruotarlo e poi condurre la nave a Genova per demolirla. Come riporta Il Gazzettino, moltissimi riflettori si sono accesi su questa mastodontica e sofisticatissima operazione, ma pochi sanno che tutto è frutto di calcoli e studi tecnici messi a punto a Spinea.

In prima linea c’è infatti la “Spline Scrl”, azienda di progettazione navale con sede proprio a Spinea in via I Maggio. Il presidente è un ingegnere marchigiano che ha iniziato a lavorare a Porto Marghera nei primi anni ’70, assieme a lui lavorano altri due esperti veneziani come Valter Cacco e Manlio De Rossi, assieme ai partner Enrico Ruschena e Simone Benvegnù. Il ruolo della Spline è stato fondamentale: tecnici e ingegneri di Spinea hanno infatti progettato e realizzato i trenta grandi cassoni che sono stati riempiti di aria compressa ed agganciati allo scafo della Concordia per renderla galleggiabile e permettere lo scorso settembre di ruotarla. Nei prossimi giorni, probabilmente lunedì o martedì, il relitto salperà dall’isola del Giglio verso l’area portuale di Genova; Scaglioni e i suoi saranno lì ad attenderla.

La nave da crociera capitanata da Francesco Schettino si è distrutta incagliandosi negli scogli davanti all’isola del Giglio nel gennaio 2012, poche settimane dopo Spline è stata coinvolta nell’operazione. “Già da 10 anni lavoriamo con l’azienda Micoperi di Ravenna, che segue l’intervento assieme al colosso americano Titan  – ha spiegato  parlando dalla “Control Room” della Concordia -. La nostra proposta è risultata vincente perché garantiva la possibilità di portare via la nave in un unico pezzo”. L’azienda di Spinea si è occupata di tutto, dalla progettazione strutturale allo studio dell’investimento. E ora, due anni e mezzo dopo, i tecnici veneziani coordinano l’ultima fase con grande orgoglio.

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