La lunga depressione, in provincia di Venezia chiuse 392 imprese

Sono i dati 2014, ma ci sono timidi segnali di ripresa: le iscrizioni superano le cessazioni. Unioncamere Veneto invita a "vedere il bicchiere mezzo pieno"

Tremila imprese in meno e quasi 11mila posti di lavoro "bruciati": è il dato complessivo del 2014 relativo alla regione Veneto, diffuso da Unioncamere tramite la sua annuale indagine. Dunque l'anno del sistema imprenditoriale si chiude col segno meno, anche se la voglia di fare impresa non cala e il numero delle iscrizioni supera di 400 unità quello delle cessazioni.

Il Veneto si lascia alle spalle un altro anno difficile: l’anagrafe delle imprese attive si è attestata a 439.307 unità, -0,7% rispetto al 2013. Dall’inizio della crisi (2008) ad oggi il tessuto produttivo ha lasciato sul campo quasi 23.300 imprese e 153mila unità lavoro, cancellando quasi tutta l’occupazione creata nei primi otto anni del decennio. Eppure «il tessuto produttivo veneto - dichiara il presidente di Unioncamere Veneto, Fernando Zilio -, nonostante sei anni di pesantissima crisi, sembra pronto a cogliere la sfida della auspicata ripresa. E lo fa dimostrando una vitalità imprenditoriale che fa ben sperare».

Tra le province, il Veneziano si trova a metà classifica con la chiusura di 392 imprese. È Treviso l’epicentro della depressione demografica (-948), seguita da Verona (-572) e Padova (-432). In Veneto a farne le spese sono state soprattutto le ditte individuali (-2.233) e le società di persone (-1.420) mentre le società di capitale hanno registrato un aumento di quasi 1.200 unità. Tra i settori che hanno subito le perdite maggiori spicca quello industriale, con 2.220 imprese in meno rispetto al 2013.

I dati mostrano comunque una tenuta, per quanto faticosa, del sistema imprenditoriale regionale. Le nuove iscrizioni sono tornate a superare le cessazioni (al netto delle cessazioni d’ufficio). Tra gennaio e dicembre 27.854 imprese hanno aperto i battenti (437 in meno rispetto al 2013), ma a questo flusso negativo ha corrisposto una diminuzione del numero di quelle che hanno cessato l’attività, pari a 27.447 (4.800 in meno rispetto al 2013). Il bilancio di queste dinamiche si è tradotto in un saldo anagrafico di fine anno nuovamente positivo, rispetto al crollo degli ultimi due anni.

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