La parete della stufa difettata crolla ancora: 40enne all'ospedale

Nuovo capitolo nella battaglia di una quarantenne di Eraclea che da mesi chiede la sostituzione dell’intera anima del camino

La pesante parete in ghisa della stufa difettata e contestata è crollata di nuovo, ma questa volta con conseguenze anche alle persone: lo scorso martedì 2 aprile la padrona di casa è stata colpita alla mano destra ed è stata costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso di San Donà di Piave dove, dopo le radiografie, per fortuna negative, le hanno dato otto giorni di prognosi, prescrivendole pomate e antidolorifici. Nuovo capitolo della vicenda denunciata da un quarantenne di Eraclea e dalla moglie.

La vicenda

Lo scorso anno la coppia decide di acquistare una stufa da installare nel caminetto di casa, stipula un contratto d’acquisto e sceglie un prodotto di marca che dovrebbe fornire ogni garanzia. Il giorno della consegna l’idraulico consigliato dal rivenditore esegue l’installazione e l’allacciamento e collauda l’impianto senza problemi, operazioni che costano all’acquirente altri 1.850 euro più Iva. Prima di far richiudere il tutto con il cartongesso, il proprietario aspetta i quindici giorni di verifica, come gli è stato raccomandato, ma neanche il tempo di accendere il camino un paio di volte che il 26 ottobre socrso una delle pareti in ghisa del manufatto, quella destra, crolla letteralmente.

Difetto di fabbrica

A quel punto il cliente avvisa subito l'azienda, inviando anche le foto, e pochi giorni dopo si presenta un tecnico che riscontra  un difetto di costruzione. Una staffa è stata saldata in modo sbagliato, a un paio di centimetri di distanza in più dalla parete crollata che doveva sostenere. Ma la riparazione dell’addetto consiste solamente nel risollevare la parete in ghisa e assestare un paio di martellate alla staffa per storcere il fermo. Un mese dopo, il 28 novembre, tornano un tecnico e un responsabile dell'azienda che propongono, per ovviare al difetto, di intervenire un po’ meglio sulla staffa, tagliandola e risaldandola in modo da colmare lo spessore mancante.

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L'ennesimo crollo

Il cliente però rifiuta la soluzione tampone, considerandola insufficiente a riportare il manufatto alle condizioni in cui doveva essere: il quarantenne chiede semplicemente che gli venga sostituita integralmente la stufa o che, quanto meno, gli sia riconosciuto un congruo deprezzamento dell’impianto, oltre alla riparazione definitiva della staffa. Il danneggiato si è quindi affidato a Studio 3A-Valore S.p.A., che ha incalzato a più riprese l'azienda, ma ogni richiesta per conto del proprio assistito è caduta nel vuoto. Adesso, però, il problema è diventato non solo estetico e funzionale ma anche di sicurezza per l’incolumità delle persone, dato che la parete della stufa, crollando di nuovo, ha investito la proprietaria, cagionandole danni fisici.

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