Nel 2016 sono aumentate le imprese attive in Veneto: "Ma calano i lavoratori autonomi"

Il report è stato presentato martedì mattina a Venezia: si punta sempre più sul lavoro dipendente. Diminuiscono le ore di cassa integrazione ed esplodono, invece, i voucher

Le aziende attive in Veneto nel 2016 sono aumentate rispetto al 2015 di un migliaio di unità (da 143.628 a 144.438). Il dato emerge dal bilancio sociale dell'Inps del Veneto, che è stato presentato martedì mattina a Venezia. "Per la prima volta dopo sei anni - ha commentato il direttore regionale, Maurizio Emanuele Pizzicaroli - si registra un sia pur lieve incremento di aziende attive iscritte, e questo dato è incoraggiante. Il territorio regionale è quindi ben disposto, anche se ci vuole una forte ripartenza dei dati macroeconomici. Quando ciò avverrà, il Veneto farà comunque probabilmente meno fatica di altre regioni a ripartire, essendo meglio strutturato". 

Nel dettaglio, nonostante l'aumento delle aziende, diminuiscono di oltre 4mila unità le denunce mensili insoluti totali (pur aumentando leggermente, di circa 200 unità, gli insoluti parziali). Tra i dati negativi spicca invece la diminuzione di lavoratori autonomi, particolarmente rilevante per gli artigiani (perse oltre 4.500 unità), ma significativo anche tra i commercianti (quasi 2.000 in meno). "E' il segnale - afferma Pizzicaroli - che ormai è diffusa la preferenza verso il lavoro dipendente e che il tirocinio non si pratica più, con relativa perdita di competenze". 

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I voucher sono aumentati del 25%, superando quota 17 milioni, mentre c'è stata una forte diminuzione di cassa integrazione e indennità di mobilità (addirittura -43,94%), a cui ha fatto da contraltare la necessità di intervento dell'Inps per i tfr delle aziende fallite. Diminuiscono anche le domande di pensione gestione privata (-10,43% vecchiaia, - 8,86% anzianità su un totale di -4,21%) e le pensioni liquidate (-12,86%), pur registrando un fortissimo incremento le pensioni da gestione separata (+34,68%) e le totalizzazioni (+128,55%). "E' il segnale - conclude il direttore regionale - che stanno andando a pensione le nuove carriere lavorative".

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