Shopping dei turisti: russi più spendaccioni, gli asiatici invece viaggiano per far compere

A Venezia i turisti spendono in media 23 euro per lo shopping, molto meno che a Milano (74 euro). Ad aprire il portafoglio sono soprattutto i russi, seguiti da brasiliani e giapponesi

Una spesa media procapite giornaliera di 43 euro con l’abbigliamento al primo posto tra le tipologie di prodotti acquistati e una propensione all’acquisto maggiore per chi viaggia da solo. E ancora, l’esistenza di una nicchia di turisti che viaggia o ha viaggiato con motivazione prevalente lo shopping e russi turisti “top spender” davanti a brasiliani e giapponesi. Questi i risultati principali di un’indagine sullo shopping tourism nelle città di Milano, Firenze e Venezia contenuta all’interno di Shopping Tourism Italian Monitor, il nuovo rapporto di ricerca annuale dedicato alla tematica avviato e condotto da "Risposte Turismo" e presentato dal presidente Francesco di Cesare in occasione di Shopping Tourism. Il forum italiano, il primo evento in Italia annuale e itinerante dedicato al fenomeno ideato e organizzato dalla stessa Risposte Turismo.

L’indagine è stata realizzata attraverso la somministrazione diretta face to face di 1.500 questionari, equamente divisi nelle tre città, in luoghi e giorni differenti all’interno di un periodo sufficientemente ampio per garantire maggiore rappresentatività al campione, scelto in modo casuale. Ai turisti – sia italiani, sia stranieri – sono state poste domande in merito alle proprie caratteristiche personali, ai loro comportamenti durante il viaggio, alle loro motivazioni di viaggio e alle spese in shopping effettuate in tale occasione, escludendo le spese sostenute per il trasporto, l’alloggio, il vitto e per le attrazioni turistiche (ad esempio musei e parchi). Relativamente alle spese in shopping, l’indagine mostra una media pro capite giornaliera pari a circa 43 euro, dato frutto della media tra i valori che la ricerca ha evidenziato per Firenze (33 euro), Venezia (23 euro) e Milano (74 euro).

"Considerando gli oltre 13 milioni di turisti che sono arrivati nel 2015 nelle tre città oggetto di indagine – ha affermato Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo -  se si proiettassero i valori risultanti dalla nostra indagine campionaria si arriverebbe a indicare in oltre 1,4 miliardi di euro le spese annuali in solo shopping, di cui 860 milioni a Milano, 300 a Firenze e 240 a Venezia".

L’abbigliamento risulta la prima tipologia di prodotto sia per numero di acquisti effettuati (46%), sia per valore dell’investimento (43%). I souvenir sono il secondo prodotto maggiormente acquistato (40%) e il terzo nella classifica delle spese per tipologie di prodotto (9%) alle spalle di accessori - gioielli - pelletteria (23%). L’indagine evidenzia inoltre che quasi due turisti su dieci viaggiano o hanno viaggiato almeno una volta con motivazione prevalente lo shopping e come più di un turista su quattro cerca luoghi dove fare acquisti prima di scegliere la destinazione turistica da visitare. “Un dato – ha proseguito di Cesare – che testimonia l’importanza di un fenomeno con forti potenzialità di crescita non solo per le tre città oggetto della nostra indagine, ma anche per tutta l’Italia, dove le competenze, le tradizioni e le eccellenze locali si mescolano con l’offerta dei grandi marchi internazionali”.

Per quanto riguarda i comportamenti d’acquisto, l’analisi evidenzia come a spendere maggiormente siano i turisti che viaggiano da soli, seguiti da chi viaggia in coppia e con amici. Al quarto posto i turisti che viaggiano in famiglia, all’ultimo quelli che viaggiano in gruppo. Con riguardo alle fasce d’età, chi viaggia o ha viaggiato con motivazione prevalente lo shopping è più giovane rispetto al totale dei turisti intervistati e ha una provenienza geografica maggiore dall’Asia. Con riferimento alla capacità di spesa infine, i turisti “top spender” risultano essere i russi, seguiti da brasiliani e giapponesi. Da segnalare come i turisti italiani si posizionino al di sopra della media e come francesi e tedeschi siano, rispettivamente, al penultimo e al terzultimo posto tra i quasi 70 paesi di provenienza rappresentati dal campione oggetto di indagine.
 

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