"Abbiamo perso una battaglia, non la guerra". La Rigato scalda i motori per l'altra torre

Ancora nessuna novità sul modo con cui sarà demolita la seconda torcia della Vinyls di Porto Marghera. La ditta rimarga "la professionalità dei tecnici e la collaborazione degli Enti"

"A volte bisogna perdere una battaglia per vincere una guerra", questo il commento affidato a un comunicato della ditta Rigato srl di Marghera dopo l'abbattimento in 2 round della torcia CV22 dello stabilimento ex Vinyls di Porto Marghera. Ora sarà il turno dell'altro gigante di ferro e acciaio, divenuto simbolo negli anni delle lotte operaie. Ciò che è accaduto giovedì scorso è oramai cronaca, ma è per la prima volta la Rigato stessa a spiegare i motivi del mancato abbattimento, avvenuto nella giornata di domenica grazie al plastico in dotazione al genio guastatori di Udine. "La complessità e l'unicità dell'intervento era data non solo dalla tipologia strutturale e da un contesto fitto di linee e impianti attivi posti nelle vicinanze della torcia, ma soprattutto dalla necessità di impiegare una tipologia di esplosivo in grado di tagliare il ferro - spiegano - Tra gli esplosivi disponibili per uso civile la scelta è ricaduta sulle cosiddette 'cariche cave', un esplosivo da taglio a cariche lineari, l'unico in grado di agire sul ferro provocando, con la detonazione, tagli continui nella struttura da far collassare".

Alle 19.30 di giovedì, tutto era pronto. Anche i cronisti erano piazzati con telecamere e smartphone. Prima l'esplosione, poi la nuvola di fumo. Ma la torcia è rimasta immobile: "Le cariche, che sono risultate efficaci nei tagli sulle piastre lineari di indebolimento delle diagonali, non avevano invece funzionato adeguatamente sulle sezioni circolari - continua la Rigato - Dalla delusione si è passati subito a verificare la situazione statica della torcia per accertarsi che non vi fosse il rischio di crollo improvviso della stessa, soprattutto in direzioni diverse da quella prevista per la caduta".

Insomma, per buttare giù il bestione serviva un esplosivo diverso. Sagomabile e non lineare, che avrebbe potuto essere più performante nei confronti delle zampe circolari della torre: "Un intervento concettualmente semplice - spiega l'azienda - che consisteva nel riposizionare il nuovo esplosivo, il plastico PX64, negli stessi punti in cui le cariche cave avevano fallito". Materiale utilizzabile solo in campo militare e non civile. Per questo la Prefettura ha autorizzato l'intervento degli artificieri del Genio guastatori di Udine. Alle 16.30 di domenica, dopo i 3 segnali sonori, finalmente l'esplosione definitiva. E la capitolazione della torcia. "Un lavoro molto difficile e complesso, il primo nel suo genere, che ha avuto un epilogo comunque positivo grazie alla collaborazione di tecnici esperti sia pubblici che privati - conclude la Rigato - È per questo che poniamo l’accento sulla professionalità e trasparenza dell’operato dell’azienda, che anche in situazione d'emergenza ha sempre agito in massima sicurezza, grazie alla competenza dei propri tecnici e alla professionale collaborazione dei servizi interni al Petrolchimico di Porto Marghera, dei vigili del fuoco e degli Enti di pubblica sicurezza".
 

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