"Niente pedana disabili e cinture di sicurezza", 56enne blocca l'autobus Actv a Spinea

Maurizio Biasutti venerdì ha chiamato i carabinieri in via Roma. Non è la prima volta. Lotta per i suoi diritti: "Questi problemi quotidiani mi stanno uccidendo. Esistiamo anche noi"

"Non è possibile continuare così. Sono stufo. Sono in cura cardiologica per questi continui problemi". Maurizio Biasutti, 56enne di Spinea, nel pomeriggio di venerdì si recherà per la terza volta nella caserma dei carabinieri di Spinea per denunciare Actv: "Li denuncio per interruzione di pubblico servizio e per abbandono di incapace", spiega. Lo spinetense verso le 9.20 doveva salire a bordo di un bus in via Roma che l'avrebbe dovuto portare fino a via Carducci a Mestre. Doveva. Perché per lui, costretto a muoversi in carrozzina, anche i più semplici spostamenti diventano una corsa a ostacoli.

Arriva il pullman, ma la pedana per garantire l'ingresso ai disabili non funziona. Si blocca. Lui non può muoversi. L'autista scende e tenta di risolvere la situazione: dopo vari tentativi (e perdite di tempo) la piattaforma alla fine esce dalla sede e permette al disabile di salire. A quel punto, però, Biasutti scopre che mancano le cinture di sicurezza apposite per carrozzine e passeggini. Alla prima frenata avrebbe potuto farsi male.

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"E' inammissibile - racconta - quando ho scoperto questo ho chiamato i carabinieri. Perché ne va della mia sicurezza. Sono dotazioni che devono esserci, perché Actv non ha controllato? Di cinture non ce n'era nemmeno l'ombra". A quel punto il pullman si deve bloccare alla fermata, mentre gli altri passeggeri scendono e aspettano il bus successivo. I carabinieri accostano dietro al mezzo pubblico e identificano le parti, non distante dall'intersezione con via Alfieri. Non è la prima volta che Biasutti blocca una corsa per protestare. Del resto la sua è una battaglia per avere la possibilità di fruire di servizi normali, di cui tutti hanno diritto.

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"E' un danno morale, oltre che economico, perché la badante la devo pagare di più - sottolinea - in più questi problemi minano la mia salute. Vuol dire che per Actv controllare che tutto sia a misura di disabile non è la priorità". Alle 10.30 i protagonisti della vicenda erano ancora là. Alla fine è sopraggiunto un secondo bus avvertito del problema: accosta e l'autista avverte che non sa se la piattaforma automatica funziona. "Proviamo", risponde Biasutti. Tutto inutile. Anche in questo caso il congegno non esce, tra i "non è possibile andare avanti a questo modo" e un "guarda te cosa devo fare per i miei diritti" del 56enne. Per fortuna questo pullman è dotato di una rampa manuale, che permette finalmente (come si vede dal video) dopo più di un'ora di ritardo, a Biasutti di iniziare il suo viaggio: "Sono stufo, questa quotidianità mi sta uccidendo", conclude sconsolato.
 

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