La pedana c'è ma è fuori uso: «Io disabile a bordo del treno solo grazie agli amici»

Il racconto in una lettera. «Ho chiamato il personale per capire cosa stessi sbagliando. Mi è stato risposto che non funzionava perché non la utilizza mai nessuno»

Una pedana che non funziona, una persona disabile che non riesce a salire sul treno. Questa volta oltre al danno la beffa. Il racconto in una lettera: «ero in compagnia di 3 amici, sabato, alla stazione ferroviaria di Mira-Mirano per prendere il treno delle 13.45 diretto a Venezia Santa Lucia. All'arrivo del treno ci rechiamo al vagone adibito ai disabili. La porta è aperta ma nello schiacciare il tasto per sollevare la pedana non accade nulla. “Non va perché non la utilizza mai nessuno. Avrebbe dovuto chiamare l'assistenza al telefono, prima di prendere il treno". Non ho preso un aereo che necessita di imbarco assistito e prenotazione. Se il controllore sa che la pedana non funziona perché non segnala a Trenitalia il guasto?».

Autonomia

«E qui nasce il paradosso - prosegue la segnalazione - : la barriera architettonica è stata abbattuta ma non funziona. Perché avrei dovuto segnalare la mia intenzione di prendere un mezzo pubblico, se regolarmente accessibile? “Trenitalia lo sa - dice ancora il controllore -. Se non si offende quando arriviamo a Venezia chiamo l'assistenza perché se succede qualcosa è mia la responsabilità". Non mi interessa che, una volta a bordo, ci siano gli schermi che mi danno il benvenuto. A me serviva che funzionasse quella pedana di circa 50 centimetri che colma il vuoto tra il binario e il treno per poter entrare. Solo una pedana funzionante per potermi spingere dentro, anche in autonomia, volendo».

Deontologia

«Non so quale sia la deontologia professionale del controllore e quale sia la sua prima responsabilità, ma sono sicura che sia contemplata quella di segnalare il malfunzionamento del sistema e la sicurezza delle persone che vi salgono, senza dover assumere il classico atteggiamento per cui si scarica il barile. Fino a che punto potremmo tutti vivere meglio se non ci prendiamo quotidianamente la responsabilità di ciò che facciamo e aspettiamo la manna dal cielo?», continua la scrivente. 

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Investimenti

«Trovo blasfemo fare investimenti e poi lascirali andare per incuria - conclude -. Forse sarebbe più coerente non fare i lavori a monte: allora capirei l'importanza dell'assistenza. No, non ho aspettato l'assistenza e sono entrata in treno grazie alla forza di braccia e gambe dei miei amici e di un gentile ragazzo che era già nel vagone. Se avessi un figlio non è questa la parte dell'Italia che vorrei vedesse perché l'Italia che riconosco è quella delle persone che mettono a disposizione braccia e gambe per il bene di tutti. E allora perché non fare bene il proprio dovere? Io il mio di pagare il biglietto l'ho fatto, così i miei amici. Ma i controllori e Trenitalia, lo hanno fatto? Lo fanno?».

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