Telecamere nella mostra "Serial Killer" per un documentario su Jack lo Squartatore

L'ambientazione della Londra di fine Ottocento dell'esposizione è stata sfruttata per un documentario sulla figura di Jack the Ripper. L'idea è stata del regista Paolo Cochi

Una ricostruzione talmente accurata da diventare scenografia di un documentario: ad adocchiare l'ambientazione della Londra di fine Ottocento ospitata fra le CSI (Crimen Scenes Investigation) al piano terra dell'esposizione "Serial Killer" di Jesolo è stato il regista Paolo Cochi, che è rimasto impressionato dalla verosimiglianza storica dell’ambientazione tanto che inserirà alcune riprese fatte all'interno della mostra jesolana nel documentario attualmente in lavorazione nell'ambito della serie “Lettere dall'Inferno”, dal titolo “Jack the Ripper”, dedicato al mistero dell'assassino delle prostitute che agì seminando il terrore nella Londra del 1888.


Il documentario, che ospita le interviste sull'argomento di esperti criminologi come Roberta Bruzzone, Fabio Sanvitale e altri, ricostruirà la storia del misterioso Squartatore che all'epoca finì accusato di 14 omicidi, dei quali però in seguito solo 5 gli furono attribuiti con certezza, ricostruendo con precisione un modus operandi che è quasi una firma.


Il killer rimuoveva infatti gli organi delle sue vittime con precisione e mano esperta da conoscitore dell'anatomia umana, i suoi omicidi avvenivano durante la notte, fino al mattino presto. Scrisse la sua prima lettera, indirizzata ai giornali, con dell’inchiostro rosso, rivendicando le sue azioni, prendendo in giro la polizia, dicendo che non lo avrebbero mai catturato. Firmò la sua lettera come Jack lo Squartatore, inviò la lettera con un rene e scrisse: “L’altro l’ho cotto e mangiato”.


La scena del crimine che sarà utilizzata come set cinematografico del documentario è la ricostruzione che riproduce proprio l’omicidio più rivoltante, l'ultimo attribuito all'ignoto serial killer londinese, quello della prostituta Mary Kelly. Un delitto talmente efferato che i vicini furono svegliati dalle urla che provenivano dalla stanza della ragazza, ma non ebbero il coraggio di intervenire. Una scena terribile quella ospitata dalla mostra “Serial Killer” che riproduce esattamente il teatro dell'assassinio che si trovò davanti il mattino dopo il proprietario di casa quando osò entrare nella stanza: Jack lo Squartatore aveva sventrato il corpo accuratamente, rimossi reni e cuore e poi decorato la stanza con gli altri organi.

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Questo fu il suo ultimo omicidio, inserito nell'allestimento dalla direzione della mostra “Serial Killer”, che rimarrà aperta fino al 30 aprile, per la sua incredibile ferocia emblematica anche per la storia della criminologia. “L’identità del killer londinese rimane a tutt'oggi un mistero”, dichiarano gli organizzatori “a 128 anni di distanza dal suo debutto criminale ancora si alimentano voci e leggende su suoi legami con i discendenti reali, storie di ostetriche pazze e spie russe che hanno ispirato libri, programmi televisivi e pellicole cinematografiche”.

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