Codice rosso a Venezia: Pm10 oltre i limiti 1 giorno ogni 3 nei primi mesi del 2018

È quanto emerge dal rapporto annuale di Legambiente sull'inquinamento atmosferico, presentato lunedì mattina a Padova. Trend simile a quello del 2017, ma in minima crescita

Aria sempre più irrespirabile in Veneto. Nel 2017 quasi tutti i capoluogo di provincia del Veneto (si salva solo Belluno,) si confermano fuorilegge con livelli di Pm10 alle stelle: nello specifico, Venezia si assesta al secondo posto tra le città più inquinate, per ben 94 volte al di fuori dei limiti imposti per legge (50 μg/m3), dietro alla sola Padova (102). Una situazione che pare ancora critica, dal momento che non si registrano cambiamenti, e anche nei primi mesi del 2018 la tendenza non è cambiata. E se possibile è peggiorata.

Rapporto Legambiente

Questo il quadro d'insieme che esce dal rapporto veneto sull’inquinamento atmosferico regionale di Legambiente, presentato lunedì mattina a Padova, per fare il punto sulla grave situazione dell'inquinamento atmosferico che affligge i polmoni dei cittadini dell'intera Regione. È un dato di fatto quanto l'emergenza smog sia sempre più cronica in Veneto: anche nei primi tre mesi del 2018 si è iniziato molto male: a Venezia, ad esempio, nei primi 90 giorni si è sforato per 33 volte il limite previsto di concentrazione per le polveri sottili nell'aria.

Inizio da codice rosso

Insomma un inizio anno da "codice rosso" a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, al quale nessuna amministrazione locale ha saputo rispondere adeguatamente, ma solo con ordinanze derivanti dall'accordo padano e misure tampone che non hanno sortito alcun effetto. "Tutto sommato questo non ci deve allarmare più di quanto lo possiamo già essere - commenta Andrea Casazza di Legambiente, estensore del rapporto -  visto che il trend degli ultimi anni è circa un giorno su tre oltre il limite di legge, fissato a 50 μg/m3 dall’organizzazione mondiale della sanità. Non dobbiamo allarmarci più di quanto lo siamo già, ma dobbiamo proprio esserlo, e davvero molto".

"Comuni abbandonati dalla Regione" 

"Rispetto all'impegno dei Comuni coinvolti dall'accordo padano, - continuano da Legambiente - si può notare come questi siano stati abbandonati dalla Regione e lasciati senza una cabina di regia generale. Dall’analisi del rapporto si nota proprio come i Comuni siano stati costretti ad applicare limitazioni e misure dissuasive in maniera scomposta e non coordinata creando così confusione nei cittadini che si spostano da una città ad un’altra. Basti pensare ai ritardi con l'avvio delle ordinanze, che pur dovendo rispettare l'obbligo di avvio al primo ottobre (previsto dall'accordo padano) hanno avuto date di applicazione molto diverse tra di loro e, a parte San Donà di Piave che ha approvato  la propria ordinanza al fotofinish il 29 settembre, sono tutte arrivate in ritardo rispetto a quanto previsto collezionando un ritardo medio di 36 giorni".

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La replica: "La Regione è sempre in prima linea"

"La criticità per quanto riguarda la situazione dell’aria in Veneto c’è - ha commentato l'assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin - ma va anche detto che i livelli degli inquinanti negli ultimi dieci anni sono calati del 40% grazie agli interventi messi in campo. Ciò nonostante si registrano ancora troppi sforamenti e la Regione resta attivamente impegnata su questo fronte. La Regione infatti - aggiunge - con i fondi a sua disposizione ha già investito e investe ancora: ad esempio, sono 78 i treni di nuova generazione che stanno entrando in circolazione, decine e decine gli autobus a basso impatto ambientale, nel 2017 mezzo milione di euro per incentivare il bike sharing, quasi un milione assegnato con un bando per la rottamazione di vecchi autoveicoli e un altro bando sarà aperto per la rottamazione delle vecchie stufe. Arpav infatti con le sue attente rilevazioni ha messo in evidenza che buona parte dell’inquinamento dell’aria è provocato dal riscaldamento domestico e, in particolare, dalla combustione della biomassa legnosa".

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