Il sindaco sfida il Prefetto: "Profughi a Scorzé? Vi diffidiamo"

Giovanni Mestriner risponde alla lettera di Domenico Cuttaia, che per favorire l'accoglienza ipotizza la "requisizione degli immobili pubblici"

Il Prefetto chiama, il sindaco non risponde. Anzi, lancia la sfida. Il primo cittadino di Scorzé, Giovanni Battista Mestriner, risponde a muso duro alla lettera inviata il 15 settembre dal Prefetto di Venezia Domenico Cuttaia a tutti i sindaci della provincia. Il tema caldo è quello dell’arrivo dei profughi, Mestriner mette le barricate e minaccia denunce. “In previsione dell’imminente arrivo di 89 migranti – si legge nel documento partito dalla Prefettura – si rende assolutamente necessario disporre di edifici adatti a garantire una sistemazione almeno provvisoria. In mancanza di indicazioni al riguardo o di proposte alternative praticabili, la Prefettura in situazioni di emergenza procederà con la requisizione di edifici di proprietà pubblica”. Parole che ai sindaci non sono per nulla piaciute: a farsi portavoce di questo malumore, come riporta la stampa locale, è Mestriner con una risposta davvero piccata.

“Per requisire bisogna che ci sia una legge speciale che attualmente pare non ci sia – ha spiegato il sindaco - L'emergenza non esiste perché è stata creata dal Governo e ogni provvedimento di requisizione per l'afflusso di immigrati da Lampedusa è illegittimo”. Nella sua lettera di risposta Mestriner cita dettagliatamente gli articoli di legge aggiungendo che “Il Comune di Scorzè ritiene che allo stato manchi ogni presupposto sia normativo sia di natura oggettiva per la requisizione da parte del Governo di immobili comunali”.

Da qui dunque la “minaccia” di diffidare chiunque entri nelle strutture comunali senza autorizzazione. “I provvedimenti requisitori sarebbero del tutto illegittimi” insiste il sindaco, che poi allarga il concetto: “A livello nazionale stanno commettendo enormi errori e con le prossime ondate di sbarchi tutto il sistema entrerà in crisi. La solidarietà alla quale siamo sollecitati la facciano prima sulle proprietà dello Stato”.

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