Se l'assicurazione evade: tassati 75 milioni di introiti a società romena

Si tratta della "City Insurance", la compagnia finita nel mirino per aver vinto un appalto della Sanità veneta stoppato dalla guardia di finanza, che ha dimostrato come la "testa" fosse italiana

Un'inchiesta che aveva anticipato gli effetti di un possibile terremoto nella sanità veneta. Ad aprile il Nucleo tributario della guardia di finanza di Venezia aveva bloccato il pagamento di una prima tranche di 28 milioni di euro su 78 totali che palazzo Balbi doveva sborsare a favore della "City Insurance", una società assicurativa romena che si era aggiudicata l'appalto sugli errori medici, presentando un'offerta molto al ribasso. Peccato che il volume d'affari della società nel 2011 era stato di 50 milioni di euro, una cifra di gran lunga inferiore rispetto al capitale aziendale dichiarato.

Le fiamme gialle hanno voluto vederci chiaro: hanno scoperto che la City Insurance fino a dicembre 2011 era controllata per il 96% dalla società Dacia spa. Nella documentazione presentata alla Regione Veneto, però, lo studio professionale milanese alla quale la società estera si appoggiava, coinvolto a sua volta in indagini dell'antimafia, si era "dimenticato" di dichiararlo. Come di affermare che all'interno della struttura aziendale ci fossero persone con precedenti penali.

Insomma, il pericolo era che nel caso la Regione avesse dovuto pagare 10 milioni di euro di risarcimenti, sarebbe saltato il banco. La liquidità era infatti solo "virtuale". Potrebbero configurarsi anche legami con la Camorra. Approfondendo i controlli, infatti, gli uomini del Gico di Venezia si sono imbattuti in un 64enne facente parte di una delle due società che andavano a costituire la Dacia spa, collegato con clan del Napoletano. Non è escluso che la sua influenza, prima alla luce del sole, ora sottobanco, potesse continuare a "guidare" la City Insurance.

Secondo le fiamme gialle è stato creato un "risiko" di società in modo da lasciare in modo fittizio la testa in Romania per poi operare in Italia. Gli agenti del Gico quindi si sono messi a fare le pulci ai bilanci della società, dimostrando invece che la sua "base" era in Italia. E che il "capo" era il 64enne napoletano. Sono stati quindi calcolati tutti gli introiti dal 2008 a oggi (la società aveva ottenuto incarichi anche in Lazio, Lombardia, Puglia, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Lombardia ed Emilia-Romagna), e sulla cifra sono state determinate le tasse da pagare all'erario. Totale: 75milioni di euro di introiti, ai quali verranno recuperate le imposte evase.

Le fiamme gialle sono quindi riuscite a ricostruire passo passo le società "broker" italiane cui si appoggiava l'organizzazione, tutte con sede in varie città della Campania e riconducibili al 64enne campano, che secondo gli inquirenti ne coordinava le attività, organizzandone mezzi e dipendenti.  

La guardia di finanza ha operato in stretto coordinamento con l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni (ISVAP), che, nel luglio scorso, ha revocato alla società l’autorizzazione a operare su tutto il territorio nazionale sul presupposto, tra gli altri, che “gli organi direttivi aventi sede in Romania, sono assolutamente privi della capacità di conoscere e monitorare l’esposizione complessiva della compagnia sul territorio italiano”.

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