La situazione nelle farmacie, tra rischi e difficoltà

Sono un presidio sanitario e sociale. I lavoratori del settore, però, sono esposti a possibilità di contagio e spesso le protezioni non sono adeguate

Piazza Ferretto (archivio)

Quella dei farmacisti è una categoria a rischio: a stretto contatto con il pubblico, titolari e dipendenti si confrontano quotidianamente con il tema della protezione dalla diffusione del coronavirus. La preoccupazione c'è, conferma la presidente dell'Ordine veneziano, Emma Immacolata Piumelli: «Come farmacisti costituiamo un presidio sanitario, assicuriamo la nostra attività cercando di ottimizzare le modalità di lavoro: abbiamo invitato tutti i titolari a munirsi di barriere in plexiglass per separare i lavoratori dai clienti, facciamo di tutto per rispettare le distanze e contingentare gli accessi, ma non è semplice».

Un grosso impegno è quello di "educare" la clientela: «Gli utenti devono capire che non possono venire in 2 o 3 alla volta e che venire in farmacia non deve essere la scusa per muoversi di casa: siamo a rischio, ma non c'è la percezione di questa gravità». Anche perché le istituzioni hanno raccomandato alla popolazione fin da subito di evitare di recarsi negli ospedali e dai medici di base, mentre per le farmacie questo invito non c'è stato. Con il risultato che, almeno nei primi giorni di quarantena, c'è stato un grosso aumento degli accessi. Va un po' meglio negli ultimi giorni: gli utenti hanno capito come funziona, ci vanno meno spesso ed entrano frazionati.

Sul tema della sicurezza, va ricordato che in questi giorni trovare le mascherine è quasi impossibile: «C'è un enorme problema di reperibilità - spiega Piumelli -. Ognuno si arrangia con i propri canali ma non ci sono aziende che consegnano. Personalmente, dieci giorni fa ho strapagato in anticipo un carico che risulta ancora fermo in dogana». Insomma, non sempre la protezione per i lavoratori del settore è assicurata e adeguata. Sono fattori che, appunto, contribuiscono a creare una certa preoccupazione tra gli addetti. Volendo è prevista la possibilità di lavore a battenti chiusi, come quando la farmacia è di turno in orari notturni e festivi. «Si può fare in situazioni particolarmente delicate, accordandosi con l'Ordine. Ma la Regione non è favorevole a questa modalità, finora nessuno l'ha attuata», dice Piumelli. Per qualcuno, invece, sarebbe proprio questa la strada da percorrere: garantirebbe operatività per l'utenza e sicurezze per i lavoratori.

Sul piano dei controlli, infine, nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche nelle farmacie il piano di tamponi che coinvolge tutti gli operatori sanitari del Veneto per verificare se ci siano positivi al Covid-19.

Da notare che i lavoratori del settore farmaceutico, così come i medici, non hanno la quarantena precauzionale in caso di contatto con un positivo. I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno scritto: «Di fatto, la loro assenza al lavoro verrebbe giustificata esclusivamente se si ammalano loro stessi. È una lesione del loro diritto individuale alla salute, ma anche di quello collettivo».

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Sul tema si è espressa anche la deputata del Gruppo Misto Silvia Benedetti: «Occorre considerare che la maggior parte dei farmacisti sono lavoratori dipendenti che rischiano la propria vita come gli operai ma che non vengono riconosciuti come “categoria a rischio”. Se non si seguiranno misure stringenti che prevedano maggiori tutele ai lavoratori e se i cittadini non rispetteranno le indicazioni fornite per la sicurezza di tutti, le farmacie rischiano di diventare il ricettacolo perfetto per il Covid-19 anziché un luogo in cui si aiutano le persone a guarire».

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