Sommerso, i dati: "Veneto in testa nell'affitto di alloggi fuori regola e primato a Venezia"

Federalberghi a difesa degli imprenditori lancia la sua battaglia contro la 'shadow economy' delle locazioni "in nero". L'Associazione jesolana chiede l'intervento dei parlamentari

Neppure siamo in alta stagione, eppure i dati sul sommerso negli affitti di alloggi per le vacanze mostrano una situazione allarmante sia a livello regionale che provinciale: lo sostengono Federalberghi e Aja, l'associazione albergatori jesolana.

 Nel giorno in cui la Federazione che tutela gli imprenditori del ricettivo alberghiero di tutta Italia lancia la sua battaglia alla cosiddetta shadow economy, ovvero l’economia sommersa, da Jesolo l’Associazione chiede il forte intervento dei parlamentari del territorio. Un intervento che interessi il sommerso, dunque, ma anche il delicato problema della sicurezza e, non ultimo, l’evasione della tassa di soggiorno. Il problema è rivolto a tutte quelle situazioni di alloggi dati in affitto come forme integrative del reddito (il famoso appartamentino di proprietà) e dietro i quali si nascondono invece attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi. Una forma di concorrenza sleale, a discapito delle tante attività ricettive che seguono le regole, quelle fiscali comprese.

Qualche numero, dunque. Secondo lo studio di Federalberghi, a Jesolo nella settimana di Pasqua risultavano disponibili su Airbnb (portale che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi) 193 alloggi, di cui: 177 riferiti ad interi appartamenti, 130 disponibili per più di sei mesi, 109 gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio.

“Ciò che emerge dagli studi di Federalberghi – interviene il presidente Aja, Alessandro Rizzante – è che non si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno. Non si tratta, poi, di forme integrative del reddito ma di attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi. Vengono eluse le norme poste a tutela del cliente – sottolinea Rizzante – ma anche dei lavoratori, della collettività, del mercato. E vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

Ne consegue anche un problema di sicurezza, per situazioni che possono sfuggire al normale controllo delle autorità preposte, che invece riescono a intervenire agevolmente nelle altre attività ricettive. “Chi fa turismo, breve o non breve che sia – sottolinea Rizzante – è e deve essere considerato un imprenditore a tutti gli effetti e come tale deve sottostare alle regole delle imprese, con annessi e connessi. Non mi si venga a dire che il singolo proprietario di 10 o 20 appartamenti non è da considerare come una impresa”.

Non solo Venezia, non solo le città d’arte: la ‘shadow economy’ che attraversa l’Italia non risparmia il Veneto, prima regione turistica del Paese, che conferma il suo primato in tutti i settori, anche nel sommerso.

La provincia di Verona risulta la più ‘assediata’, con una concentrazione massiccia attorno al Lago di Garda, insieme a Venezia e al suo litorale. Ma il fenomeno è presente in tutte le province, da Padova a Treviso, da Belluno a Vicenza e, anche se in misura meno preponderante, a Rovigo. 

“Il web rivela la sua doppia faccia – dichiara il presidente di Federalberghi Veneto Marco Michielli – Abbatte le barriere comunicative, ma insieme instaura un regime di mercato senza più regole che annienta il principio della concorrenza, a danno dello Stato e dei consumatori prima ancora che delle imprese. Abbiamo contattato tutti i parlamentari veneti affinché durante la discussione della cosiddetta "manovrina" vengano irrobustite le disposizioni relative al regime fiscale delle locazioni brevi, con l'obiettivo di far pagare le tasse a tutti e di proteggere i consumatori, i lavoratori, la collettività. Confidiamo – prosegue Michielli - che il Parlamento per le sue competenze mostri di aver acquisito la stessa sensibilità e comprensione del fenomeno. Auspichiamo che anche i sindaci inizino a fare la loro parte”.

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