Appalti, pranzo in strada e pochi diritti. Cgil: «Lavoratori ricattabili e sistema permeabile all'illegalità»

Un breve viaggio alla Fincantieri di Porto Marghera nell'ora di pausa. Ci sono lavoratori seduti per terra, sono soprattutto stranieri. Consumano il loro pasto fuori dall'azienda. «Il pranzo in mensa per noi operai esterni costa troppo»

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Ore 13. Pausa pranzo. Sono decine gli operai che escono dalla Fincantieri di Porto Marghera e si adagiano seduti a terra, di fronte al cancello d'ingresso, per consumare il loro pasto. Sono praticamente tutti stranieri. È cibo impacchettato, forse portato da casa, ma che si vede provenire da grandi sacchettoni appesi ai manubri di biciclette o motorini, di servizi improvvisati di pronta consegna di provviste per il pranzo. «Perché mangiamo qui? Per noi operatori esterni il pranzo in mensa, dentro il cantiere, costa 6 euro. Troppo. Se mi faccio portare da mangiare qui fuori spendo 2.50 euro, molto meno, no?». Non è facile avvicinare per un video gli addetti 'esterni'. Esterni perché sono lavoratori reclutati da ditte in appalto, o in sub-appalto. Sono contrattualizzati? Non rispondono. Quanto guadagnano? «Meglio di niente - mi risponde un operaio mentre fuma una sigaretta -. Sono marocchino. Qui siamo tutti stranieri. Però meglio non parlare di queste cose».

A spiegare meglio chi sono gli 'esterni' è la Fiom Cgil. All'indomani dei primi esiti dell'inchiesta della magistratura che a Porto Marghera ha messo sotto indagine tre imprenditori delle ditte in sub appalto alla Fincantieri, per sfruttamento ed estorsione ai danni di alcuni lavoratori. «Qui il sistema è fatto in modo che 4 mila lavoratori, dei 5 mila che lavorano in cantiere, abbiano contratti dei serie 'b'. Paghe più basse, meno diritti, niente retribuzione in ferie e talvolta neppure in malattia. Quello che è stato denunciato per noi non è una novità - spiegano - sappiamo che dietro agli stranieri talvolta ci sono italiani, che agiscono grazie alla copertura di prestanome, in un sistema permeabile all'illegalità, dove chi ha bisogno di lavorare diventa fragile e facilmente ricattabile, perché gli vengono negati perfino i diritti più elementari. Ma se succede questo, vuol dire che la cantieristica, non solo a Venezia, ma in tutta Italia, per continuare a produrre ha bisogno di reggersi su questi meccanismi: al massimo ribasso e dove a pagare le conseguenze più pesanti è chi è arrivato qui per lavorare».

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