Dirigenti a libro paga e operai sfruttati: il "sistema Fincantieri" ricostruito dalle indagini

I manager avrebbero concesso gli appalti a ditte disposte a pagare mazzette. Ha contribuito alle indagini un imprenditore "pentito"

Operai alla Fincantieri

Gare aggiudicate con la promessa di realizzare i lavori in tempi strettissimi, paghe da fame agli operai e regali ai manager. Sono gli ingredienti del "sistema Fincantieri", così come ricostruito dal personale della guardia di finanza, coordinato dalla procura di Venezia. La novità - come riporta Il Corriere del Veneto - sta proprio nel fatto che l'indagine riguarda non solo i titolari delle aziende di subappalto, ma anche 12 dirigenti e funzionari di Fincantieri che dal sistema avrebbero tratto il proprio profitto. E per questo sono accusati sia del reato di caporalato in concorso, sia di corruzione tra privati.

I manager corrotti

I titolari delle imprese in subappalto avrebbero dato mazzette e regali ai dirigenti in diversi momenti: dapprima per essere accreditati come fornitori ufficiali di Fincantieri; quindi per ottenere le commesse; infine per ottenere un numero maggiore di ore di lavoro. Secondo i racconti dell'imprenditore "pentito" Alì Md Suhag, una dozzina di dirigenti avrebbe ottenuto queste dazioni: lui ha detto di aver pagato cifre tra i mille e i 2mila euro per dieci volte a Andrea Bregante, dai 1000 ai 2.500 al mese a Luca De Rossi, vari regali a Francesco Ciaravola, un orologio da 5mila euro a Massimo Stefani. Altri imprenditori avrebbero pagato il direttore dello stabilimento di Marghera, Antonio Quintano, oltre a Carlo De Marco, altro dirigente in vista. Alessandro Ganzit avrebbe ricevuto 10mila euro mentre Vito Cardella fino a 50mila. Matteo Romeo, Mauro Vignoto e Luca De Rossi avrebbero chiesto una quota del 10% sulle somme extra riconosciute alle imprese. Episodi simili sono contestati a Paolo Reatti e Francesco Zanoni.

Le testimonianze

Secondo il pm, quindi, non solo i dirigenti sapevano, ma avrebbero contribuito a creare le condizioni di questo sistema di sfruttamento «in piena consapevolezza». Di fatto le commesse venivano affidate sottocosto e per accaparrarsele le ditte schiavizzavano gli operai pagandoli 4 o 5 euro l'ora e facendoli lavorare 14 ore al giorno, senza ferie né straordinari. Ovviamente, in questo sistema distorto, le aziende oneste erano tagliate fuori. Suhag avrebbe iniziato a collaborare dopo essere stato arrestato, un anno fa: ha detto di aver più volte evidenziato ai dirigenti le difficoltà di lavorare in queste condizioni, ma gli sarebbe stato risposto che a loro «non gliene fregava alcunché di quanto pagava i suoi operai».

Il servizio di VeneziaToday (ottobre 2018)

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