Coniugi si fingono medici: utilizzavano prescrizioni intestate ad un noto chirurgo

La coppia, di Mogliano, riceveva in casa i propri pazienti, in tutto una trentina. Le indagini sono partite dalla denuncia di un professionista del Miranese

Usavano prescrizioni su carta intestata ad un altro medico, senza avere autorità né competenze sanitarie. A seguito di un giro di indagini, scaturite dalla denuncia di un noto medico chirurgo, i carabinieri della stazione di Noale hanno denunciato due coniugi di Mogliano Veneto (Treviso) per concorso in esercizio abusivo di professione medica continuato e falsità materiale.

La denuncia

Tutto ha avuto inizio quando il medico è venuto a conoscenza che qualcuno utilizzava prescrizioni mediche con la sua firma ed il suo timbro. Una giovane donna di Dolo, infatti, si era presentata presso uno degli studi del Miranese dove opera il professionista, chiedendo spiegazioni sulla circostanza: la ricetta, infatti, riportava la sua firma ed intestazione, ma era stata prescritta da altri medici, nella fattispecie due coniugi che operavano in uno studio medico moglianese.

Perquisizione domiciliare

Gli accertamenti dei carabinieri di Noale, coordinati dalla Procura di Treviso, hanno permesso di appurare come la coppia avesse adibito abusivamente parte della propria abitazione ad ambulatorio medico, dove ricevevano i pazienti, una trentina, effettuvano accertamenti e dispensavano consigli e rimedi naturali e farmacologici. Utilizzando, nell'ultimo caso, ricette fasulle utilizzando la carta intestata di un altro medico. A seguito di perquisizione, i militari dell'Arma hanno appurato come all'interno della casa marito e moglie avessero ricavato una sala d'attesa in piena regola. Non solo: hanno trovato una trentina di cartella contenenti i dati dei pazienti, nonché formulari in bianco con tanto di firma e timbro del vero professionista.

Pendenze penali

La coppia "visitava" e prescriveva rimedi naturali e non per differetni patologie a pazienti di tutte le età, alcuni anche malati oncologici, nel frattempo venuti a mancare. L'uomo non era nuovo a questo tipo di truffa: avrebbe infatti a proprio carico due pendenze penali, risalenti a 2012 e 2015, per esercizio arbitrario della professione presso la Procura di Pordenone.

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