Mira si stringe alla famiglia di Henry: «La sua gioia gli ha creato attorno tanti amici»

L'ultimo saluto al rugbista 19enne con la messa celebrata nella chiesa di San Nicolò dal parroco don Gino Cicutto

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Una chiesa gremita quella di San Nicolò a Mira, giovedì, per l'ultimo saluto al rugbista 19enne scomparso, Henry Kazim. «Consegniamo Henry nelle mani del Signore - ha detto il parroco don Gino Cicutto, nell'omelia - . Henry è stato strappato dalla morte a tutti noi in maniera tragica. Una ferita che ci accompagna da un mese. Un mese di angoscia, di attesa. Avrei voluto dargli un ultimo saluto - ha detto don Gino - come si usa fare prima che la salma venga abbandonata definitivamente. Avrei voluto vederlo un'altra volta. Ma la bara di Henry era chiusa e voi sapete perché. Questa vita, prima che la morte ci separi, va vissuta con gioia e impegno, è fragile, basta un niente. Henry se ne va a 19 anni, quando la vita è piena di sogni e speranze. Ma ci lascia un tesoro. Ha donato di sé un ritratto bello. È cresciuto in questa nostra comunità, è stato chierichetto in questa chiesa. Ha fatto un percorso che lo ha portato a diventare uomo. È stato scout e ha prestato servizio alla casa San Raffaele, oltre a essere un bravo giocatore di rugby».

La tragedia

«Cosa è successo a Henry? - Si chiede don Gino -. La risposta è chiusa dentro a questa bara insieme con Henry, ma sento il bisogno di andare almeno alla soglia della spiegazione. Forse lui ha trovato un ostacolo che non è stato capace di superare da solo. Quando Henry ha iniziato a giocare ha fatto parte di una squadra. Lo dico a voi che siete amici di Henry - afferma il parroco -. Ricordiamoci questo se vogliamo conservare una memoria bella di Henry: la vita è un gioco di squadra».

La famiglia

Si rivolge infine alla famiglia e alla madre del ragazzo, don Gino: «Henry lo hai desiderato e portato nel grembo. È cresciuto della tua carne e del tuo sangue. Lo hai partorito nel dolore. Oggi è fatica, ma lo partorisci un'altra volta, nel dolore, e resterà nel cuore tuo e dei suoi cari fino all’ultimo battito».

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