I funerali di Eleonora, Leonardo, Riccardo e Giovanni allo stadio di Musile

Una grande folla per l'ultimo saluto ai ragazzi morti in un incidente a Jesolo. Migliaia di persone, famiglie e amici riuniti nel dolore. «Quella notte, lungo la stessa strada, la leggerezza ha prodotto morte, e il coraggio ha salvato una vita»

Parcheggi quasi al completo già un'ora prima delle celebrazioni, attorno all'impianto sportivo di Musile di Piave. È lì che la comunità, le istituzioni, migliaia di persone si sono concentrate stamattina, giovedì 18 aprile, per salutare Riccardo, Leonardo, Eleonora e Giovanni, i quattro ragazzi morti nell'incidente avvenuto a Jesolo nella notte tra sabato e domenica scorsa. Una cerimonia unica per rendere omaggio alla loro amicizia e per permettere a tutti di raccogliersi attorno al dolore delle famiglie straziate. In previsione del grande afflusso, è stato scelto un impianto sportivo in grado di accogliere migliaia di persone. Sia gli spalti che i posti sul prato, a poco a poco, si sono completamente riempiti. Istituzioni, sindaci, rappresentanti dei Comuni con i gonfaloni, carabinieri, finanza, polizia locale, vigili del fuoco e poi il Suem e la Croce Rossa. Tantissime persone giovani, famiglie, i media locali e nazionali, il presidente della Regione Luca Zaia. All'arrivo delle bare bianche in fila, una dopo l'altra, la folla si è alzata in piedi e sono partiti lunghi applausi. La cerimonia si è aperta con la lettura delle lettere di amici e parenti dei ragazzi, una finestra sulla loro quotidianità e sull'affetto che li legava.

«Alla sbirro»

«Tifoso del Venezia e del tuo amato Lazio, odiavi la Roma. Avevi un modo tutto tuo di fare, Riccardo - lo ricorda un amico -. Come a calcio, quando dopo aver segnato un gol, guardavi l'avversario con sguardo spavaldo come per dirgli: "Tu sai fare di meglio?". Ricordo il primo lavoro, in magazzino, quando indossavi il giubbotto da donna di 4 taglie più piccolo e si finiva a ridere senza poter smettere. Ti abbiamo visto crescere, cambiare e diventare adulto. Sempre più "alla sbirro", dicevi tu, duro, come tuo padre. Responsabile e protettivo nei confronti di tua sorella. Non ti dimenticheremo mai», conclude commosso, accompagnato dagli applausi.

«Travolgente»

«Eleonora, come dimenticare la tua risata che partiva piano e poi finiva per contagiare tutti - inizia poi a ricordare Eleonora, un'amica -. Se mi dicessero di riassumere in una parola i miei anni direi: Eleonora. Sei sempre stata con me e più coraggiosa di me. Quando ti ho presentato Giorgia non avrei potuto farti incontrare persona migliore. Confesso anche che all'inizio ero un po' gelosa. Poi l'incontro con Leonardo. Lui timido e riservato. Tu un uragano di energia. Come ti arrabbiavi quando i capelli non erano lisci come volevi tu, perché tu riccia proprio non ti riuscivi a vedere. Dicevi sempre quello che ti passava per la testa. Positiva, tenace, travolgente. Cercheremo di affrontare la vita come hai fatto tu. Sono fiera di poter dire che sei cresciuta in una famiglia pura. La miglior compagna di viaggio che potessimo desiderare. Ele ti vogliamo bene tanto tanto, e ti sento mentre ci prendi in giro, ma noi te lo diciamo lo stesso».

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Luca Zaia con gli uomini kosovari che per primi si sono tuffati per tentare di salvare i ragazzi in auto

«Il leader»

«Giovanni, eri un modello, un faro nella notte, un leader tenace, responsabile, sempre un passo avanti. Come dimenticare il tuo sorriso con i grandi denti bianchi che solo a te stavano così bene.. La tua risata assordante e contagiosa. E la nostra passione per il calcio e per e il Milan. Ricordo che ci comprarono le stesse scarpe da calcio e la mia felicità solo perché le avevo uguali alle tue e mi sono sentito un eroe. La tua maglia numero 10..Eri quello con più stile, di tutti noi. Per questo ci fidavamo di te. Ringrazio la tua famiglia chi ti ha cresciuto e ti ha fatto diventare uomo. Poi l'arrivo di tuo nipote Leonardo, al quale eri così legato..Vai e insegna agli angeli a tirare i tuoi missili su punizione, sarà impossibile dimenticarti».

«Per averti qua, darei tutto»

«Leonardo - ricorda infine l'amico Rudy - sempre sorridente, educato e composto. Ma con noi, un demonio. Il tuo lavoro, prima da Tommy Hilfiger e poi da Calvin Klein. Eri un collante per tutti noi. Sempre con la testa sulle spalle. I nostri viaggi a Berlino, Malta. Eravamo sempre assieme. Ridevamo con te, non di te. Leo eri vita, amicizia, un fratello per tutti noi. Ricordo quando mi dicevi, "come si fa, Rudy, a stare una settimana senza amici?". E quando mi dicevi, per 100 mila euro faresti..quella cosa, e mi prefiguravi cose che ora è meglio non ripetere. E io ti dicevo, non lo so se lo farei. Mentre ora Leo, per averti qua, darei tutto quello che ho».

Quattro vite spezzate

Riccardo Laugeni, Leonardo Girardi, Eleonora Frasson e Giovanni Mattiuzzo. La tragedia è stata un colpo al cuore e un dolore immenso per tutti: ragazzi benvoluti e nel pieno della loro vitalità. Solo Giorgia Diral è sopravvissuta allo schianto. Al funerale ci sono gli amici di una vita, le famiglie, i colleghi. E poi i giocatori del Venezia, gruppi di tifosi. Diversi comuni hanno dichiarato il lutto cittadino, mentre l'outlet di Noventa, dove lavoravano tre dei ragazzi morti, ha posticipato l'orario di apertura e spento la musica. Oggi, per tutti, è stato il giorno del lutto.

Video: l'intervento di Ilaria Laugeni, sorella di Riccardo

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«Innamorati della vita»

«Ragazzi il cui riecheggiare della tragedia in pochi attimi ha reso noti a tutti, e anche a me che non li conoscevo - dice il sacerdote durante la celebrazione dei funerali -. Una tragedia che ci ha fatti riflettere tutti. Quanti in questi giorni non hanno pensato: “poteva succedere a me". È un grido di protesta, per la giustizia e di dolore che porterebbe a una chiusura. Sono questi gli stati d'animo che tendiamo ora a conservare, come fossero il giusto atteggiamento per la memoria dei giovani scomparsi e delle famiglie. Invece a tutti loro dobbiamo risposte di vita, perché loro erano innamorati della vita, desiderosi di vivere. Da domenica tutto cambia ed è cambiato per questa morte violenta e scandalosa che ci riguarda tutti. E quello che è accaduto è un monito anche per i tanti ragazzi che sono oggi qui presenti. Spesso abbiamo trasformato la quotidianità in una sorta di leggera virtualità, quasi come fosse un videogioco. Come si potesse resettare e ricominciare da capo. Tutto ha delle conseguenze, leggere o drammatiche. Quella notte, lungo la stessa strada, la leggerezza ha prodotto morte, e il coraggio ha salvato una vita».

Video: l'intervento della sorella di Giovanni

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