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Al "Principe" piace l'arte: da dieci anni sostituiva quadri famosi con copie

L'operazione portata a termine dai carabinieri di Mestre ha dell'incredibile: tre "soci in affari" e un domestico come basista avrebbero rubato 41 opere e nessuno si è mai accorto di nulla

Come nei film. Anzi, meglio dei film. Erano più di dieci anni che Claudio Mella, Claudio Celadin e Cristiano Barozzi, con l'aiuto di un domestico di origine cingalese, sostituivano quadri veri con stampe finte che riproducevano perfettamente gli originali. Nessun proprietario delle ville veneziane "colpite" se n'era mai accorto. Lo hanno fatto per loro i carabinieri della compagnia di Mestre, che il 5 marzo scorso hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti della piccola "banda" di ricettatori.

IL "PRINCIPE" LATITANTE - L'unico a salvarsi dalle manette è stato Cristiano Barozzi, 70enne del centro storico di Venezia, che si può addirittura fregiare del titolo di "principe di Santorini". Si trova da tempo all'estero, ma ora lo fa da latitante, probabilmente a Santo Domingo.

I RUOLI DELLA BANDA - La banda di falsari e ricettatori aveva ruoli ben precisi: Claudio Mella, 56enne padovano dipendente della Soprintendenza ai Beni culturali euganea, sapeva per via della sua professione dove colpire e quando. Era a conoscenza dei "tesori" nascosti nelle ville del Veneziano e se quest'ultime fossero abitate o meno. Era responsabile poi del piazzamento delle opere nel mercato nero, conoscendo il loro valore di partenza.

 

 

IL FALSARIO - Claudio Celadin, 60enne di Venezia, aveva lavorato per uno studio fotografico ed era in possesso di tutta l'attrezzatura necessaria per "confezionare" delle stampe identiche ai quadri su tela originali. Era lui ad occuparsi di fabbricare il falso, che poi passava nelle mani del "principe" Barozzi, addetto agli ultimi ritocchi e punto di riferimento per il furto dei quadri.

 

IL BASISTA CINGALESE - Ad aiutarli Rodrigo Joseph Marshall Bastiankoralage, domestico 50enne di una casa patrizia in campo San Maurizio 2757, in cui si è riscontrata la sostituzione di nove quadri con altrettanti falsi, per un bottino nominale di 250mila euro. Valore che sul mercato si ingigantisce di molto. Era lui che, in cambio di somme di denaro una tantum di qualche migliaio di euro, faceva da basista per la banda. Contattava i domestici delle ville "nel mirino" e costituiva il punto di collegamento con i tre malviventi. I carabinieri lo hanno fermato il 24 novembre scorso. Pochi giorni dopo, il 2 dicembre, è stato fermato anche Mohan Anton Jansz, 32enne cingalese, accusato del furto di argenteria per 6mila euro nella residenza del conte Marcello Grimani Giustinian a Schio, in provincia di Vicenza. Questo perché servivano soldi liquidi all'organizzazione. E servivano subito. Per tenere in piedi "la baracca" infatti c'era sempre bisogno di un flusso di soldi freschi.

 

LE VILLE DEPREDATE - Questa attività sarebbe iniziata nel 2001. E si contraddistingue per numeri imponenti. Gli inquirenti, infatti, hanno sequestrato una ventina di falsi in cinque ville o abitazioni signorili. Quarantuno i quadri rubati dalla cricca. Tre case sono nel centro storico di Venezia: il colpo più simbolico è stato perpetrato nella Casetta Rossa di D'Annunzio, ai civici 2707, 2708 e 2709 del Sestiere di San Marco. Lì sono stati rubati 14 quadri e alcuni mobili antichi per un valore di 300mila euro. Non è andata meglio all'abitazione in campo San Maurizio in cui lavorava Bastiankoralage, "depredata" di nove dipinti per un valore di 250mila euro. In un'abitazione signorile in vicolo da Mula, a Dorsoduro, sono stati sostituiti sei quadri per una danno di altri 250mila euro.

VILLA BARBARIGA A STRA - Detto del furto dell'argenteria a Schio, i carabinieri il 17 gennaio scorso hanno fatto un altro passo avanti nelle indagini scoprendo il furto di ulteriori dodici dipinti su tela in villa "Barbarbariga" a Stra per un valore di 25mila euro, denunciando il collaboratore domestico della vecchia proprietaria, ora alle dipendenze di una famiglia romana.

COME AVVENIVA IL FURTO E I PITTORI "COPIATI" - I tre registi di questi colpi sceglievano con cura come e quando colpire. Finivano nel mirino opere posizionate in zone d'ombra delle case, in maniera che i proprietari, spesso assenti, non si potessero accorgere che al posto di una tela dipinta c'era una serigrafia. Le tele venivano tagliate e al loro posto venivano inseriti i falsi, opportunamente anticati con delle vernici e tirati agli angoli da alcuni cunei. Nessuno si era mai accorto di niente perché veniva mantenuta la cornice originale. Tra i pittori finiti nel calderone anche Luca Carlevarijs, maestro del Canaletto, e il Guardi, allievo del Giorgione. Già solo con questi nomi ci si faceva un grande gruzzolo, intorno al milione di euro complessivo di valore nominale. Ora i militari dell'Arma puntano a recuperare i quadri veri.

 

I FALSI SEQUESTRATI DAI CARABINIERI:

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