Fugge dal centro di salute mentale, poi si barrica in bagno e minaccia di farsi del male

Il giovane, un 20enne di Pramaggiore, doveva essere sottoposto a un Tso. Dopo una trattativa lunga 6 ore, i carabinieri hanno fatto irruzione, immobilizzandolo

Prima scappa del centro di salute mentale, poi si barrica nel bagno di casa. Solo dopo una trattativa durata alcune ore, i carabinieri di Portogruaro sono riusciti ad irrompere nella stanza, riportando l'uomo alla tranquillità ed impedendo che potesse compiere atti autolesionistici.

Giovane scappa dal centro di salute mentale

L'allarme alla centrale operativa del 112 è arrivato verso le 16.45 di ieri, quando i carabinieri sono stati informati della fuga di un 20enne in attesa di essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. I militari dell'Arma hanno avviato nell'immediato le ricerche in zona, riuscendo però ad individuarlo solo a pochi passi dalla sua abitazione, a Belfiore di Pramaggiore. Senza riuscire ad impedire che entrasse, barricandosi per l'appunto in bagno. Il ragazzo portava con sé uno zaino, motivo per cui i carabinieri non hanno potuto escludere che il giovane fosse in possesso di armi o oggetti potenzialmente pericolosi per la propria incolumità.

Casa evacuata e negoziatore

A quel punto è scattato il protocollo. Prima hanno evacuato la villetta di proprietà della famiglia del ragazzo, all'interno della quale si trovava anche il fratello, poi hanno staccato la corrente elettrica e l'erogazione del gas. I militari hanno quindi richiesto l'intervento immediato del negoziatore del Nucleo investigativo di Mestre e delle squadre operative di supporto del 4° Battaglione Veneto. Per garantire una cornice di maggiore sicurezza, sono stati allertati anche i vigili del fuoco e il personale del 118.

Trattativa lunga sei ore

È poi iniziata la lunga trattativa con il giovane. Un colloquio durato sei ore e segnato anche da momenti di elevata tensione. Una vera e propria partita a scacchi, nel corso della quale il negoziatore ha cercato di persuadere il giovane ad uscire, oltre a dissuaderlo del mettere in atto gesti autolesionistici minacciati ai propri genitori attraverso messaggi telefonici. Quando era chiaro che il 20enne non sarebbe uscito, in accordo con l'autorità giudiziaria, i militari hanno fatto irruzione, colpendo la porta con l'ariete. Sorpreso dalla rapidità dell'azione, il giovane è stato incapace di reagire e immobilizzato dai militari. Il ragazzo, illeso e ancora frastornato, è stato quindi condotto all'esterno e affidato ai sanitari.

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