Profughi "picchiatori" in campo Santa Margherita: "Se ne devono andare"

Polemiche sull'episodio di cui si sono macchiati tre rifugiati africani ospitati a Forte Rossarol. Sabato hanno pestato due dipendenti di una pizzeria. Simionato: "Venezia rimane ospitale"

Ubriachi, sabato notte, verso l'una, erano entrati in una pizzeria al taglio di campo Santa Margherita importunando i clienti. Due dipendenti del locale li avevano quindi accompagnati all'esterno. Ma una volta usciti dalla porta E.C., 28enne di nazionalità turca e A.A., 22enne, entrambi residenti a Mestre, sono stati circondati e picchiati dai due importunatori e dai loro amici. Quattro contro due.

Tre degli aggressori sono poi stati arrestati dalla polizia. Si trattava di S.N., 25enne di nazionalità libica, T.N.M., suo connazionale di 21 anni, e I.J, 25enne del Darfour. A quanto afferma la questura due di loro erano titolari di regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ora si viene a sapere dal Comune che tutti e tre i giovani finiti in manette sono ospitati al Centro Boa di Forte Rossarol. Si tratta di persone sfuggite dalla guerra ormai da molti mesi, che ancora si trovano nelle strutture d'accoglienza del forte.

“Stiamo seguendo con molta attenzione l’evolversi della situazione - ha commentato il vicesindaco Sandro Simionato - Il comportamento dei tre, per come si sta delineando in queste ore, è del tutto incompatibile con la loro permanenza al centro per rifugiati. Con i nostri uffici e con i responsabili del Centro stiamo valutando la situazione per stabilire in tempi rapidi un’alternativa all’attuale collocazione, meglio se in una struttura del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati di un'altra città".

Rispetto alle critiche riguardo la presunta inadeguatezza del "sistema d'accoglienza" di Venezia, Simionato contrattacca: "Ciò che deve essere chiaro è che la disponibilità all’accoglienza dei cittadini rifugiati da parte della nostra città, che in questi anni all’interno dello Sprar ha dimostrato tutta la sua efficacia, non può essere messa in discussione da comportamenti violenti come quelli di cui si sono resi responsabili i tre ospiti. Venezia è e rimane una città aperta che, a fronte di una indiscussa capacità di accoglienza, richiede ai suoi ospiti comportamenti responsabili improntati al massimo rispetto delle regole della convivenza civile”.

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