La questione grandi navi a Roma: Orsoni, Costa e Zaia in disaccordo

Il sindaco, il presidente dell'autorità portuale e il governatore del Veneto sembrano concordare su una cosa sola: il premier Letta deve decidere

Il dibattito sulle grandi navi da crociera approda a Roma nel bel mezzo della crisi del governo Letta. Tra gli scontri di partito, sgomitando per avere attenzione, il tema ambientale e occupazionale più discusso in laguna viene ripreso da tre dei più importanti protagonisti della politica e dell'economia veneziana, il governatore Luca Zaia, il sindaco Giorgio Orsoni e il presidente del Porto Paolo Costa, tutti e tre, come succede da mesi, portano avanti ragioni contrastanti, tutti e tre chiedono urgenza al premier.

PRO GRANDI NAVI, PROTESTA A CA' FARSETTI

PARLA ZAIA - Le grandi navi devono uscire dal bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca, ma non dalla laguna, perché significherebbe per Venezia “regalare” il traffico crocieristico ed il suo ritorno economico a Trieste. È la posizione espressa lunedì sera a Roma dal presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso dell'audizione nella Commissione Trasporti della Camera. "Dobbiamo salvaguardare la crocieristica - ha detto Zaia - senza regalare il traffico e migliaia di posti di lavoro ad altri porti, ma nel contempo agire affinché le grandi navi escano dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca perché il loro passaggio non è più sostenibile". "È evidente - ha aggiunto - che abbiamo un punto di ingresso in laguna che è uguale per tutti. Per quanto ci riguarda, il punto di arrivo resta il Terminal passeggeri, che si è strutturato recentemente anche per consentire alla navi di stazionare senza tenere accesi i motori. Quindi senza produrre inquinamento in un ecosistema già così delicato". "Terze vie - ha sostenuto Zaia - non ce ne sono, salvo la considerazione che il terminal passeggeri significa migliaia di posti di lavoro fra diretti, indiretti e indotto, e vale qualcosa come 500 milioni di euro di fatturato per la città". Zaia ha confermato di avere un confronto fattivo con alcuni esponenti dei comitati. "Ma ciò che non possiamo ipotizzare - ha detto - è di sostenere che le grandi navi non entrino neppure nella laguna. Accettare questa impostazione significherebbe, diciamolo chiaramente, destinare il traffico a Trieste e ad altri porti del Mediterraneo. Significherebbe perdere per intero il settore della crocieristica, producendo un danno gravissimo, irreparabile all'economia cittadina e regionale".

IN SENATO DUE DDL PER "SALVARE VENEZIA"

TOCCA AL SINDACO - Un sollecito al governo affinchè sia applicato subito il decreto Clini-Passera del 2012 che vieta il transito delle grandi navi sopra le 40mila tonnellate anche in bacino San Marco a Venezia è stato avanzato lunedì anche dal sindaco del capoluogo lagunare Giorgio Orsoni alla Commissione Trasporti della Camera. Intervenendo all'audizione informale davanti alla Commissione, Orsoni ha rilevato la necessità di "fare presto". "Pensiamo che il decreto vada applicato immediatamente - ha spiegato il sindaco - riteniamo che vada tenuta in considerazione la salvaguardia del porto che rappresenta la più importante attività di Venezia e che la portualità delle crociere vada resa compatibile con la città, senza creare danni alla crocieristica, ma pretendendo che questa sia rispettosa di Venezia". Il sindaco ha ricordato che il Comune sostiene l'opzione Marghera, cioè la soluzione che prevede di inviare lì e non alla Marittima le grandi navi, studiando le ipotesi fattibili immediatamente, come l'allargamento del canale di Malamocco o il ripristino di quello Vittorio Emanuele. "Questo perché - ha sottolineato ancora Orsoni - altre soluzioni fantasiose porterebbero via altri cinque, sei anni. Tempi che Venezia non può permettersi di aspettare".

PROTESTE IN ACQUA: MULTE PER CHI SI È TUFFATO

IL DISACCORDO DEL PORTO - “La Marittima di Venezia è la più bella macchina da crociere del mondo". Contrariamente al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, il presidente dell'autorità portuale di Venezia Paolo Costa ha difeso la permanenza delle grandi navi nel molo della Marittima del capoluogo, durante l'audizione tenuta davanti alla Commissione Trasporti della Camera. "La marittima offre mobilità nautica, per passeggeri con vicinanza a ferrovia e aeroporto, e per le merci destinate alle navi, materiali che arrivano direttamente di notte senza trovare traffico. A Marghera - ha aggiunto Costa - tutto ciò non sarebbe possibile, non esiste accessibilità nautica con un solo canale a senso unico stretto e lungo 14 chilometri". Costa ha tuttavia annunciato che dal prossimo anno su 800 navi che “toccano” Venezia, 220 saranno spostate su Marghera. "Si tratta dei traghetti - ha spiegato - che non passeranno più davanti a San Marco. Sono i mezzi più inquinanti perché se, primi al mondo, abbiamo imposto alle navi che passano a Venezia carburanti con lo 0,1% di zolfo abbattendo il Pm10 da 32 tonnellate anno a 10 tonnellate, lo stesso provvedimento non è applicabile ai traghetti".

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