Incendio in uno stabile nella notte: forse acceso un braciere per scaldarsi

Il fatto accaduto intorno a mezzanotte tra sabato e domenica, in via Bottenigo, al secondo piano di uno stabile che doveva essere demolito a Marghera

Foto: incendio allo stabile in via Marghera

La notte scorsa, poco dopo la mezzanotte, i vigili del fuoco sono intervenuti tra via Pasini e via Bottenigo a Marghera per l'incendio al secondo piano di una casa in attesa di demolizione. I pompieri accorsi con un'autopompa, un'autobotte e l'autoscala con dieci operatori coadiuvati dal capo servizio, hanno spento le fiamme di materassi, vestiario e masserizie, depositate probabilmente da senza tetto. Nessun ferito.

Ingresso forzato

Le aperture del fabbricato erano state precedentemente chiuse con della reti elettrosaldate, che sono state forzate. Le cause dell'incendio è al vaglio dei vigili del fuoco. Potrebbero essere riconducibili a qualche braciere utilizzato per scaldarsi. Sul posto anche i carabinieri. Le operazioni di soccorso dei vigili del fuoco sono terminate dopo circa un'ora e mezza.

«Attendiamo che venga abbattuto»

Gianfranco Bettin, presidente della municipalità di Marghera spiega: «Da cinque anni, dopo l’ultima demolizione, attendiamo invece che venga abbattuto finalmente anche questo edificio, da tempo rifugio di sbandati e covo di malavitosi, di cui abbiamo ripetutamente segnalato le malefatte (furti, scippi, spaccio ecc.) e i rischi (degrado e, appunto, incendi e altri danni). Intanto, si è persa ogni traccia del progetto “Porta sud” e di qualunque altro piano o intervento di risanamento, mentre l’area in cui quest’ultimo edificio sorge è lasciata al degrado, tra rifiuti abbandonati, vegetazione incolta, presenza di spaccio e prostituzione. Nel sopralluogo che ho svolto questa mattina ho raccolto la preoccupazione dei residenti dei rioni e delle abitazioni nei pressi di quell’edificio e, ringraziando i Vigili del Fuoco che hanno tempestivamente spento il pericoloso incendio, rilancio l’invito all’amministrazione comunale ad abbattere immediatamente l’edificio e a ripensare un progetto di risanamento e rigenerazione dell’area».

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