Veritas verso il terzo impianto di trattamento rifiuti: «Obiettivo autonomia energetica»

Le preoccupazioni dei comitati dopo la richiesta di autorizzazione regionale. Razzini: «No a rifiuti da fuori area. L'interesse non è creare l'inceneritore più grande del Veneto»

Foto: Ecoprogetto Venezia

Il Consiglio comunale straordinario per l'ampliamento dell'impanto Ecoprogetto di Veritas a Fusina, e il trattamento del Css (Combustibile solido secondario), si è svolto nel pomeriggio di mercoledì, a Ca' Farsetti. L'acqua alta, salita un'altra volta sopra il metro, che aveva già invaso Rialto verso le 10, si era già ritirata. Qualche consigliere, avendo appreso che si sarebbe discusso dell'inceneritore dalle 13, «per motivi organizzativi» ha manifestato disapprovazione. «La comunicazione - dicono - era stata data tardivamente».

Le preoccupazioni

Quando il Consiglio riparte viene subito data la parola ai comitati ambientalisti. Per primo parla Franco Rigosi. Dice di rappresentare i gruppi: Medicina democratica, Opzione Zero ed Ecoistituto, quelli intervenuti nel corso dei dibattiti cittadini di qualche giorno fa. «Non partiamo da quanto riportato dalla stampa - dice Rigosi - la nostra opposizione si riferisce alla richiesta di Via (valutazione di impatto ambientale), presentata da Veritas. Sappiamo che la Regione ha predisposto una integrazione, per l'eventuale rilascio dell'autorizzazione. E chiediamo che il progetto venga ritirato, perché sull'incenerimento dei rifiuti siamo in procedura di infrazione europea. Se brucio 100 chili ne ottengo 130, 2/3 di questi diventa gas e 1/3 cenere. I gas sono tossici e per via del vento si propagano in un'area vasta che comprende Comuni che non sono stati neppure messi al corrente del piano di Veritas - Rigosi parla di una "furbesca intenzione di nascondere" la portata del piano, che risulterebbe sovradimensionato rispetto alle reali necessità di smaltimento del rifiuto nel bacino afferente Veritas - Se brucio 150 mila tonnellate di legno all'anno su un impianto, altre 150 mila di Css su un altro, e me ne serve un terzo, per 30 mila tonnellate di fanghi, vuol dire che qui si costituirà il più grosso impianto del Veneto. E non si capisce il motivo, visto che se l'area di raccolta dei rifiuti rimane la stessa e dovremmo avere una riduzione del rifiuto secco, nel tempo, all'aumentare della differenziazione. Quello che proponiamo è di investire il denaro destinato al terzo impianto a politiche di riduzione dei rifiuti, come avviene in altri paesi, dove si tassa il conferimento nelle discariche per scoraggiarlo», conlude Rigosi.

La decarbonizzazione

Quando prende la parola l'assessore all'Urbanistica, Massimiliano De Martin, per commentare interventi e mozioni presentate da comitati e gruppi consiliari, arriva la condanna alle parole "furbescamente" e "nascondere", utilizzate dal portavoce dei comitati. «Non ammetto l'utilizzo di una terminologia in riferimento a una pubblica istituzione, che lascia intendere la volontà di occultare informazioni a danno dei cittadini - dice - si sta parlando della salute dei cittadini - e aggiunge - noto un atteggiamento ambientalista "incoerente" che alla mente mi riporta il referendum contro l'energia da fonti nucleari per la rinuncia alle centrali, che oggi ci costringe ad acquistare la materia prima nei Paesi confinanti». Serve infatti a produrre l'energia per autoalimentare gli impianti di Veritas, l'adeguamento ulteriore richiesto, secondo la società. Spiega il direttore Andrea Razzini: «La centrale Palladio di Enel, a Fusina, con la politica europea di decarbonizzazione, non potrà più bruciare carbone, questione di qualche anno. Stiamo attualmente utilizzando il legno, ma ci costa. Utilizzare il rifiuto combustibile solido secondario - che è il secco depurato da tutto ciò che non può essere arso, la plastica soprattutto, gli inerti, gli elettrodomestici, i metalli - consente un risparmio, poiché viene utilizzato tutto lo scarto che altrimenti bisognerebbe portare in una discarica esterna. Costa milioni lo smaltimento, fino a 6 all'anno. Che andrebbero risparmiati». Non per avere subito - dice Razzini - un risparmio sulla Tari, ma almeno per non doverla aumentare».

Pfas e reazioni

«Per essere distrutte le sostanze Pfas devono essere portate a 1400 gradi, invece i forni Veritas arrivano a mille gradi», dicono i comitati. «Le Pfas non sono di certo la chiave del progetto - afferma Razzini - la letteratura esistente parla di un effetto di degradamento ad alte temperature, saranno comunque le autorità sanitarie, cui rimettiamo le verifiche, a chiarirlo», così come la questione fumi e gas. La presidente del Consiglio Ermelinda Damiano legge poi la lettera inviata dal presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin. «Le dimensioni dell'impianto devono restare le attuali e tendere a ridurre la produzione di Css - scrive - Occorre aprire un tavolo di confronto tra Veritas, istituzioni, e cittadini. Fermo restando che deve proseguire la positiva transizione che, in questi anni, ha permesso di aumentare a livelli record la raccolta differenziata dei rifiuti. Il bacino di riferimento della raccolta rifiuti deve restare quello attuale (città metropolitana di Venezia più Mogliano) e le emissioni degli impianti devono diminuire rispetto alle attuali. Infine - scrive Bettin - va garantita la massima trasparenza, mettendo a disposizione di tutti ogni materiale utile».

Richiesta che arriva anche dal M5S di Venezia, in Consiglio rappresentato da Sara Visman e Elena La Rocca. «Abbiamo bisogno di capire meglio. Vorrei che tutto venisse portato in Commissione, con Veritas e il coinvolgimento dei Comuni limitrofi, che sono stati esclusi», dice La Rocca, alla quale si aggregano i consiglieri Rocco Fiano e Manuele Rosteghin: «Chiedo un chiariemnto sull'impatto ambientale dei fumi e sulle potenzialità del combustibile solido secondario», dice Fiano.

Le smentite

«La Città Metropolitana è prima in Italia per raccolta differenziata, e lo è anche Venezia», la precisazione del direttore Razzini che utilizza le schede del sito web di Veritas per smentire alcune affermazioni delle associazioni. «Non arriveranno rifiuti da altrove (quelli regionali possono già circolare per legge ma non avviene), l'aggiornamento tecnologico non prevede che il sito diventi il più importante del Veneto, «l'inceneritore non lo utilizziamo più da diversi anni - spiega - Spingiamo per separare sempre di più i rifiuti, proprio per l'effettivo riciclo, e a utilizzare sempre meno la discarica. Pur avendo un'autorizzazione per la lavorazione di oltre 258 mila tonnellate, ne stiamo utilizzando 160 mila. Abbiamo linee autorizzate che funzionano con legna, nei limiti stabiliti. E il permesso di riversare temporaneamente fino a 800 tonnellate in stazioni di travaso autorizzate. Impiegheremo dai 4 ai 10 anni per la realizzazione dell'aggiornamento dell'impianto esistente, con un costo di 80 milioni: soldi presi dai risparmi di energia elettrica, che oggi stiamo comprando. Chiederemo un prestito, non aumenteremo i costi, e il timore che andremo a sopperire alle emergenze di altre province non è fondato. Non è mai successo, anche se sarebbe legittimo. Anzi, abbiamo noi utilizzato la discarca di Sant'Urbano (Padova)».

I fanghi

«La capacità dell'impianto resta la stessa», secondo Razzini, e il Css trattato è di qualità. Ad esempio ha pochissima plastica. Il resto consiste di legno, stracci, cartone, tessuti che non si potrebbero riciclare e darebbe problemi nella combustione. «Ne riceviamo 150 mila tonnellate, quelle trattate diventano 60 mila: 47 megawatt termici prodotti. Non c'è un aumento di potenzialità del trattamento di rifiuti e di produzione di megawatt termici. C'è solo la richiesta di sostutuire la legna acquistata con il rifiuto Css». E sui fanghi (da usi civili): «i due impianti saranno sempre attivi e i limiti vigenti saranno invariati». Attualmemte ciò che proviene dai pozzi neri lo riutilizziamo in agricoltura, ma presto potrebbe non essere più possibile - spiega il dirigente - viste alcune conclusioni dell'organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sono state riscontrate tracce di antibiotici negli alimenti, la cui assunzione, con il cibo, ne depotenzia gli effetti, generando immunoresistenza. Forse anche in questi casi potremmo dover fare ricorso alla combustione.

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