Inchiesta Mose, si cerca il filo rosso per collegare fondi neri e appalti

In settimana gli interrogatori di garanzia degli arrestati per turbativa d'asta. Gli inquirenti vogliono legare l'inchiesta con quella su Baita

Si cerca il "filo rosso" tra le inchieste, in modo da chiudere il cerchio. Come dichiarato dal colonnello della guardia di finanza Renzo Nisi, infatti, "Baita e Mazzacurati sono due pezzi grossi che non potevano che condividere la stessa visione del mercato". I due dirigenti, il primo ex direttore generale della Mantovani, colosso delle costruzioni veneto, il secondo ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, sono coinvolti in due inchieste riguardanti fatturazioni false (l'operazione "chalet" per cui Baita avrebbe collaborato con gli inquirenti) e turbativa d'asta (l'ultima in ordine di tempo, con ordinanze restrittive per quattordici imprenditori).

Gli inquirenti con gli interrogatori di garanzia previsti questa settimana cercheranno di sciogliere i vari nodi cruciali delle indagini. Un "aiutino" in questo senso lo avrebbe dato lo stesso Piergiorgio Baita durante i tre interrogatori sostenuti di fronte ai pubblici ministeri relativi all'inchiesta "Chalet".

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Secondo l'ex dg della Mantovani, infatti, come riporta La Nuova Venezia, a decidere chi doveva vincere o perdere gli appalti (gi arresti sono scattati per un appalto emesso dall'Autorità portuale da 12 milioni di euro per cui avrebbe dovuto vincere secondo gli inquirenti una Ati di piccole imprese) era Giovanni Mazzacurati, in quanto "dominus" (parola usata dalla finanza in conferenza stampa) della costruzione del Mose. Le indagini avrebbero dimostrato che la decisione nel 2011 fu di far vincere i "piccoli" facendo ritirare i "grossi" dalla gara d'appalto. Ma un'impresa a pochi minuti dalla chiusura del termine per le presentazioni dei progetti dissentì da quanto predisposto, accaparrandosi il lavoro. Ma dovendo poi subire le "ire" dell'ex presidente del Consorzio.

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