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La "banda" dell'ex imam di San Donà: spuntano nuovi soldi e documenti

Mercoledì sono state arrestate quattro persone di nazionalità siriana per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ma sull'operato dell'organizzazione indaga anche l'antiterrorismo

Gabriele Vattolo 21 luglio 2012

Non si fermano gli accertamenti della Digos di Venezia e del Servizio centrale antiterrorismo dell'Ucigos dopo i quattro arresti, tra cui Ahmad Chaddad, imam di San Donà di Piave fino al 2009, per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina portati a termine mercoledì scorso nel Sandonatese. Nove in tutto gli indagati, tutti di nazionalità siriana a parte un italiano, soggetti a perquisizioni domiciliari all'alba in contemporanea agli arresti. Tra le pieghe delle indagini, però, si instaura anche il dubbio che tale organizzazione potesse intrattenere rapporti con organizzazioni estremiste.

Il dirigente della Digos Ezio Gaetano l'aveva anticipato già in sede di conferenza stampa: documenti molto interessanti sarebbero stati sequestrati la mattina degli arresti. Carte che permetterebbero agli inquirenti di dimostrare che anche chi è rimasto in libertà sarebbe attivo nella "banda". Un "sistema" che, dietro al pagamento di una "parcella" di cinque o seimila euro, avrebbe permesso in questi anni a decine di immigrati siriani di arrivare in Italia con contratti di lavoro fasulli in aziende edili.

Di più. Gli inquirenti erano riusciti a ricostruire ingenti movimenti di denaro tra l'Italia e alcune banche siriane, libanesi e saudite. Un milione e mezzo di euro tra il 2001 e il 2006. Ora sarebbero venute alla luce transazioni più recenti. Nelle case delle persone indagate sarebbero stati requisiti documenti d'identità di dubbia autenticità o mancanti della foto del titolare e altro materiale in lingua araba, su cui ora si stanno concentrando le attenzioni degli inquirenti.

Il sospetto, ancora tutto da dimostrare, è che queste rimesse servissero a finanziare gruppi estremisti siriani o terroristi, soprattutto in questi mesi in cui il paese medio-orientale sta vivendo ore drammatiche. L'ex imam di San Donà di Piave era già stato oggetto di accertamenti per le sue posizioni radicali salafite e per i suoi contatti con l'ex guida spirituale della moschea milanese di viale Yenner, Abu Imae, poi arrestato con l'accusa di favorire il terrorismo e tuttora in carcere, e con il "collega" di Como Ben Hassine Mohamed Snoussi, espulso dall'Italia per la sua presunta attività di proselitismo illegale.

 

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