"Sepsi curata come epilessia", medici di Portogruaro nel mirino

A breve un incidente probatorio per stabilire le cause della morte dell'infermiera di San Donà Lucia Malvestio, deceduta il 21 maggio 2011

Dopo due richieste di archiviazione rigettate dal gip, è stato disposto un incidente probatorio per stabilire, una volta per tutte, le cause della morte di Lucia Malvestio, infermiera di 56 anni di San Donà di Piave morta il 21 maggio 2011 all’ospedale di Portogruaro per un sospetto caso di malasanità: secondo i familiari, infatti, i medici potrebbero aver scambiato una grave forma di sepsi per epilessia.

Il calvario della malcapitata ebbe inizio la mattina del 18 maggio, quando il marito dovette accompagnarla in ospedale a San Donà – nella stessa struttura dove la 56enne lavorava da anni - a causa di una serie di difficoltà respiratorie, nell’esprimersi e a stare in piedi. I primi accertamenti portarono i medici a decidere per il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Portogruaro, dove i sintomi della donna furono fin da subito collegati ai suoi problemi epilettici: venne sottoposta a una visita neurologica e poi dimessa con l’indicazione di sottoporsi, il giorno successivo, a un’ulteriore visita neurologica.

"Al termine del secondo controllo il personale medico decise di ricoverarla, ma a causa della mancanza di posti letto l’infermiera dovette tornare a casa, con l’indicazione di ripresentarsi in reparto il giorno dopo ancora, quando sarebbe stato disponibile un posto libero - dichiara lo studio Giesse di Portogruaro, specializzato in risarcimenti danni in casi di malasanità, cui si sono affidati i familiari della vittima - Le condizioni però peggiorarono e quando, la mattina successiva, la donna si ripresentò per il ricovero. Presentava febbre molto alta e era in preda a continui svenimenti. Seguirono altre 24 ore di sofferenze crescenti, fino al tragico decesso occorso nella tarda mattina del 21 maggio".

I parenti di Lucia Malvestio presentarono quindi un esposto ai carabinieri. La procura di Venezia avviò così un’inchiesta, disponendo l’autopsia. Da allora per due volte è stata richiesta l’archiviazione, ma il giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza si è opposto in entrambi i casi, ravvisando gli elementi per disporre invece nuove indagini. Il pubblico ministero Carlotta Franceschetti ha affidato così l’incarico di ricostruire quanto accaduto al consulente tecnico Antonello Cirnelli, specialista in medicina legale, che nella sua relazione conclusiva indirizzata al tribunale di Venezia ha sottolineato «l’assoluta incongruità» nonché «la censura formulabile nei confronti dell’intero personale medico intervenuto presso l’unità operativa di neurologia dell’ospedale di Portogruaro dal 20 al 21 maggio», in termini di «imperizia, imprudenza e negligenza per non aver neanche minimamente intuito la “delicatezza” della condizione clinica presente nella paziente», pur «avendo già a disposizione chiari elementi di sospetto per una diagnosi di sepsi grave».

Alla luce di queste indicazioni il gip ha così accolto la richiesta di incidente probatorio (l’incarico verrà affidato ufficialmente giovedì mattina in tribunale a Venezia) per stabilire eventuali responsabilità in capo al personale medico e infermieristico che ha avuto in cura la donna nell’arco delle sue ultime 48 ore di vita.

"E’ come se ci fosse la certezza che un errore sia stato effettivamente commesso ma non si riesce a individuarne l’autore - afferma il dottor Bruno Marusso, responsabile dello studio Giesse di Portogruaro – Ad ogni buon conto, con tutti i familiari della signora abbiamo da tempo intrapreso anche un’autonoma causa civile, affinché i loro diritti risarcitori siano riconosciuti senza attendere l’esito della vicenda penale, il cui termine non è ancora ipotizzabile".

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