Il giorno degli interrogatori, Orsoni: "Non ho preso neanche un euro"

Il sindaco alle 8 è arrivato a Mestre per il colloquio con il gip Scaramuzza, durato circa mezz'ora. Su Mazzacurati: "Le sue tutte bugie"

Giorgio Orsoni all'uscita dell'aula bunker

Di prima mattina il sindaco Giorgio Orsoni era già davanti al gip Alberto Scaramuzza per l'interrogatorio di garanzia dopo il suo arresto per finanziamento illecito ai partiti di mercoledì scorso. Arrivato con circa un'ora d'anticipo, evidentemente anche per depistare il manipolo di giornalisti appostato davanti all'aula bunker di Mestre, il primo cittadino deve rispondere di soldi per la sua campagna elettorale della amministrative 2010 ricevuti in maniera irregolare.

IL CONTESTATORE DAVANTI ALL'AULA BUNKER: "BUTTATE VIA LA CHIAVE" - VIDEO

ORSONI SOSPESO DAL PREFETTO

Circa 560mila euro, parte attraverso fatture di società gravitanti attorno al Consorzio Venezia Nuova, parte in nero. Orsoni è poi uscito verso le 9. Ha voluto spiegare che le accuse che gli ha rivolto l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati durante la sua collaborazione con i magistrati sarebbero false. "Lui mente", ha scandito in questi giorni Orsoni. Lo ha fatto attraverso delle dichiarazioni spontanee di fronte al gip, senza rispondere ad alcuna domanda. "Sono state rese una serie di dichiarazioni spontanee molto lucide - ha dichiarato l'avvocato difensore Daniele Grasso davanti a una folla impressionante di giornalisti - con le quali il mio assistito si è dichiarato estraneo ai fatti". E' stato quindi un "monologo" per chiarire la propria posizione di fronte agli inquirenti. "Lui ritiene che non gli sia addebitabile alcun tipo di responsabilità - ha continuato l'avvocato - sulla base della documentazione fornita dalla Procura forniremo una memoria difensiva".

LE ACCUSE A ORSONI

TERREMOTO SUL MOSE: ARRESTATI ORSONI E CHISSO

L'ELENCO DEGLI ARRESTATI, TRA DOMICILIARI E CARCERE

TUTTI GLI ARTICOLI SUL MOSE

La linea che terrà il collegio di legali ormai è chiara, confidando in una veloce revoca dell'arresto dopo il ricorso al tribunale del Riesame (servirà una ventina di giorni per trascrivere tutti gli interrogatori e metterli a disposizione): con tangenti e mazzette il sindaco di Venezia non c'entrerebbe nulla. Nelle carte dell'inchiesta entrerebbe solo per finanziamento illecito senza avere contezza che quei soldi per la sua campagna elettorale avessero una provenienza illecita. "L'inserimento in questo contesto della sua persona poteva essere evitato - ha dichiarato infatti Grasso - E' ormai un fatto abbastanza diffuso che le campagne elettorali abbiano certe dinamiche, cui lui comunque non ha partecipato". Anzi, avrebbe spiegato che lui "da Mazzacurati non ha preso nemmeno un euro". "A me hanno chiesto di fare il sindaco, sono un uomo prestato alla politica che non può minimamente fare azioni del genere", avrebbe dichiarato il sindaco.

ZAIA: "SI È PASSATI DALLE TANGENTI AGLI STIPENDI ANNUALI" - VD

LE REAZIONI DELLA POLITICA: "UNO SCONQUASSO"

LA STORIA DEL MOSE, LA GRANDE OPERA DELLA LAGUNA

All'inevitabile domanda su come si senta il suo assistito, l'avvocato prima si trincera dietro un "sono fatti personali". Poi spiega come Orsoni in questo momento sia "molto provato tanto come uomo delle istituzioni quanto come persona". Il titolare di Ca' Farsetti, però, "è profondamente convinto di riuscire a dimostrare che la sua situazione non debba essere letta come è stato fatto". 

La conclusione dell'interrogatorio verso le 9, salendo subito su un'Audi in sosta davanti all'aula bunker per evitare al massimo foto e video della stampa. L'avvocato Grasso già giovedì aveva sottolineato come il reato che gli viene contestato è estraneo al giro di mazzette e tangenti scoperchiato dalla magistratura. Un reato più lieve, quindi, rispetto alla corruzione.

UNA SETTIMANA PRIMA: MATTEOLI NEI GUAI

"TANGENTOPOLI COME 20 ANNI FA, METODI PIU' COMPLESSI" - VD

LA DIFESA DI ORSONI: "ACCUSE POCO CREDIBILI"

Dopo il sindaco Orsoni è stato il turno di Lino Brentan, l'ex ad della società di gestione dell'autostrada Venezia-Padova. A differenza del primo cittadino ha risposto alle domande del gip sottolineando come lui sia stato accusato "perché gli accusatori volevano alleggerire la propria posizione" (TUTTI I DETTAGLI). Subito dopo, al termine di una ventina di minuti di colloquio, è uscito Nicola Falconi, presidente dell'Ente gondola, anch'egli ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta Mose. Il suo legale non ha voluto sbottonarsi sul colloquio con il gip, e si è nascosto dietro un laconico “no comment” quando gli è stato chiesto se il suo assistito avesse replicato alle domande del giudice o si fosse avvalso della facoltà di non rispondere. Falconi e il suo legale hanno potuto acquisire la documentazione della procura e passeranno i prossimi giorni a costruire una linea difensiva.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Centri autorizzati assistenza fiscale (Caaf) e Caf: indirizzi delle sedi a Venezia

  • Tuffo nell'acqua bassa a Jesolo, un ragazzo all'ospedale

  • Picchia il compagno in palestra e lo minaccia di morte con un coltello, denunciata

  • Ratti e scarsa igiene: chiuso ristorante etnico di Dolo

  • Il ceppo di covid proveniente dalla Serbia è molto aggressivo. Zaia: «Preoccupati per i virus importati»

  • Il giorno del Mose: alle 12.25 la Laguna è completamente isolata dal mare | DIRETTA

Torna su
VeneziaToday è in caricamento