Inca a rischio chiusura: futuro incerto della prevenzione in campo alimentare

Al centro di studi presente al Vega di Marghera, specializzato nelle analisi di microinquinanti contenuti nei cibi, non sono ancora stati assegnati quei 100 mila euro di stanziamento previsti

Rischia la chiusura, e senza ancora di salvezza, una delle eccellenze veneziane nel campo delle analisi chimiche per l'ambiente e l'alimentazione. Il laboratorio INCA (Consorzio Interuniversitario Nazionale "La Chimica per l'Ambiente") con sede, apparecchiature e ricercatori al Parco Scientifico e Tecnologico VEGA di Marghera, sembra avere le ore contate, a causa di un bilancio ormai irrimediabilmente in rosso. Quei primi 100 mila euro di stanziamento, previsti dall’articolo 18 della legge finanziaria approvata lo scorso aprile dal consiglio regionale ed essenziali per il proseguimentio dell'attività, non sono ancora stati assegnati, così come non si è giunti al "coinvolgimento diretto della Regione nella proprietà o nella gestione della struttura del laboratorio Inca insediato nel parco Vega di Marghera in quanto è l’unico centro di analisi chimiche specializzato nella sicurezza della catena alimentare minacciata da diossine e altri pericolosi microinquinanti chimici", come riportato nella mozione votata all'unanimità in consiglio regionale nel gennaio scorso.

Preoccupato all'idea di perdere un'istituzione così prestigiosa, il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, aveva indirizzato, poco più di un mese fa, una lettera al governatore del Veneto Luca Zaia, rivolgendogli un "pressante invito a prendere in considerazione, tra gli interventi per la prevenzione sanitaria in campo alimentare su cui è previsto un parere obbligatorio in commissione, la scelta di fare una convenzione col consorzio Inca , oppure creare una spin-off per creare un centro di eccellenza regionale e acquistare le sue strutture e apparecchiature".

Inutile è stato, tuttavia, l'intervento diretto di Ruffato, ad oggi lo stanziamento appare ancora bloccato. In fondo, si sottolinea da più parti, la giunta regionale veneta presieduta da Zaia, ex ministro dell’Agricoltura e grande sostenitore di prodotti gastronomici veneti, ormai da anni non finanzia più alcun progetto di biomonitoraggio sulla popolazione veneziana, né su vongole e pesce pescati in laguna né su polli,  bestiame e ortofrutta di produzione locale.

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