Una lettera per Giorgio Napolitano contro il Contorta - Sant'Angelo

Le associazioni ambientaliste (e non solo) dopo aver superato le 16mila firme per la petizione per Matteo Renzi si rivolgono direttamente al Capo dello Stato

Continua la battaglia degli ambientalisti veneziani per bloccare i lavori per il nuovo canale Contorta – Sant'Angelo e, mentre la petizione online destinata al presidente del Consiglio Matteo Renzi continua a registrare adesioni ad ogni minuto, il gruppo “Ambiente Venezia” ha deciso di inviare una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, atteso mercoledì in laguna per l'apertura della 71esima Mostra del Cinema.

LE MOTIVAZIONI - Il gruppo “25 Aprile” su Change.org aveva lanciato una petizione per chiedere al premier di ripensare la decisione del canale. In meno di dieci giorni le firme registrate online hanno superato le 16mila, e non accennano a fermarsi.“La realizzazione del nuovo canale Contorta – scrivono i promotori della petizione - porterebbe il canale dei Petroli nel cuore della città di Venezia, riducendone le difese naturali e sottoponendola alla pressione congiunta delle masse d’acqua provenienti dalle bocche di porto di Lido e Malamocco, le due maggiori della laguna, con conseguenze che potrebbero rivelarsi irreversibili”. “Siamo contrari allo scavo del nuovo canale – prosegue la nota su Change.org - perché lo riteniamo dannoso per la città di Venezia e per la sua laguna. Chiediamo quindi di ritirare immediatamente il progetto e di riprendere il confronto fra tutte le proposte oggi a disposizione. 
Esprimiamo, inoltre e non ultimo, il convincimento che debba essere la città di Venezia a poter decidere su un tema che la riguarda così direttamente, e non – conclude il gruppo - essere trattata da spettatrice quasi indesiderata!”.

LA LETTERA INTEGRALE – Ancora più specifica la missiva indirizzata a Napolitano, che vede la firma della professoressa Andreina Zitelli e l'adesione dell'associazione Ambiente Venezia, del Comitato No Grandi Navi, di Laguna Bene Comune e di Medicina Democratica Venezia.

“Gentile Presidente, 
Lei onora, ancora una volta, con la Sua presenza questa nostra cittá di Venezia: una città umiliata, ferita dalla malversazione che si é consolidata attorno al progetto del Mose. Un progetto che é stato imposto alla città attraverso forzature procedurali basate sulla corruzione sistematica di molti livelli decisionali; politici, tecnici, collaudatori, controllori e controllati, risultano uniti in un coacervo indistricabile di collusione.
 Eppure, sino ad oggi, i lavori del Mose continuano. Nessuno del governo e del parlamento ha pensato di inviare a Venezia una seria ispezione per verificare la qualità dell'opera dopo le ammissioni di pareri e collaudi pilotati. 
Paradossalmente ciò é stato possibile attraverso gli strumenti cui la Legge Speciale per Venezia assegnava il destino della cittá e della sua laguna: il Comitato misto dei Ministri (in vulgo “Comitatone”) e la concessione unica dello Stato al Consorzio Venezia Nuova, un sistema poi perfezionato con la Legge Obiettivo e l'assegnazione dei fondi CIPE. 
Un meccanismo divenuto perverso che ha piegato gli organi locali e nazionali a poteri forti deliberati a sottrarsi a ogni controllo di legalità!


Ora Lei é qui, dove l'esperienza del Mose sembra non abbia insegnato nulla.
Come se non bastasse l'esempio del Mose, la recente riunione del Comitato dei Ministri per Venezia, ha scelto di fare avanzare, proponendolo di fatto come un "progetto di Stato" , lo scavo di un nuovo grande canale dentro la laguna per consentire alle grandi navi da crociera (il cui gigantismo insegue sempre maggiori dimensioni di profitto ) di raggiungere Venezia, solo spostando le navi dal bacino di San Marco alla Laguna centrale già notoriamente devastata dallo scavo del canale dei Petroli di cui il nuovo canale é la continuazione. Il progetto trasforma un sottile canale lagunare nella più grande via marittima che si conosca destinata a trasportare i turisti. 
Il mondo scientifico sa che la tendenza alla trasformazione della laguna in un braccio di mare é dovuta allo scavo di due larghi canali (il canale Vittorio Emanuele, nel 1925, e il canale Malamocco-Marghera, 1969) che “ha prodotto forti correnti trasversali rispetto alla rete di correnti originale, con conseguente insabbiamento di alcuni canali ed erosione dei chiari e bassi fondali adiacenti.
 C’è una semplice domanda alla quale occorre rispondere. Possiamo essere certi che, il grande scavo del Canale Contorta non avrà lo stesso effetto e non darà alla laguna di Venezia un’ulteriore spinta nella direzione di una ancor più grave degradazione ambientale e vulnerabilità urbana? Dov’è questa certezza – su basi scientifiche, non semplicemente chiacchiere - di cui hanno bisogno tutti i veneziani e tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Venezia?” (T. Spenser, Cambridge 2014).


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La risposta appare palese: per allontanare le navi dal bacino di San Marco, si debbono trovare altre soluzioni che non comportino la distruzione ulteriore della laguna di Venezia.
 Anche i questo caso si avvera il paradosso che il Comitato previsto dalla Legge Speciale per salvaguardare Venezia e la sua laguna nella sua decisione non esercita le funzioni attribuitigli di speciale tutela ambientale e morfologica della laguna ma di fatto cede alla pressione di interessi di parte dimostrando scarsa capacità di "governo" e scarsa sensibilità verso una città peraltro decapitata della sua democratica rappresentanza.
Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, perché alla città di Venezia sia restituito il diritto di decidere del proprio futuro e la decisione del Comitatone venga riverificata!”

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