Emergenza profughi, il prefetto ai sindaci: "Mettiamoli nei capannoni dismessi"

Il titolare di Ca' Corner ha inviato una lettera ai primi cittadini: "Servono soluzioni provvisorie pur di garantire riparo alle persone". Il sindaco di Cona, Alberto Panfilio: "Vergogna"

Gli sbarchi non si fermano e di conseguenza l'emergenza profughi continua a campeggiare sulle prime pagine dei quotidiani. Gli arrivi sulle coste del Meridione determinano ulteriori profughi da ospitare in Veneto, dove i posti con il passare del tempo sono pressoché esauriti. Per questo motivo la prefettura di Venezia si sta muovendo per trovare soluzioni alternative. In quest'ottica si inscrive la lettera inviata lunedì dal prefetto Domenico Cuttaia ai sindaci della città metropolitana lagunare, in cui si prospetta la possibilità di utilizzare "capannoni dismessi" come soluzioni provvisorie di emergenza.

Una prospettiva che appare inedita, in una terra, il Veneto, in cui la piccola manifattura l'ha fatta da padrona. Strutture del genere sono moltissime, anche se a rigor di logica servono risorse per metterle a norma. Un conto è custodire merci o ospitare un'attività lavorativa, un altro è metterci persone. Chissà per quanto. "Tutti i soggetti di solidarietà sociale attualmente impegnati nei servizi di accoglienza sono stati sensibilizzati nella ricerca di ulteriori posti - si legge nella missiva - anche individuando soluzioni provvisorie  di emergenza (ad esempio l'utilizzazione di capannoni dismessi), pur di garantire un immediato riparo alle persone". Nella lettera si specifica come "a tali soluzioni è stato posto un limite di ospitalità massima di 60 posti per struttura, come convenuto in sede di cabina di regia".

Tutto questo mentre c'è un sindaco più di altri spettatore interessato per capire che tipo di evoluzione avrà nel Veneziano l'ospitalità dei migranti: è il primo cittadino di Cona, Alberto Panfilio, alle prese con una ex base militare di Conetta piena di profughi. Centinaia. "Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ci dice stamattina che non c'è nessuna emergenza e che gli sbarchi sono in linea con gli altri anni - attacca il sindaco - Il prefetto parla in modo completamente opposto. Chi mente dei due? Vivono in Paesi diversi? Di fatto sono due attori coinvolti nel fallimento del progetto di accoglienza organizzato da questo governo. C'era tutto il tempo per prevedere questo fenomeno e non sembra essere il Migration compact la panacea dell'incapacità dimostrata da questo governo. Un fenomeno di questo tipo non può esere gestito con precarietà e con l'uso sistematico delle tabelline per addivenire all'accogliemza diffusa. Per il territorio della ex provincia di Venezia ricordo l'esistenza della ex base areonautica di Ca' Bianca.... Ah no, scusate. Ci sono le elezioni! Vergogna".

CRITICO IL SINDACO MESTRINER - "Siamo ormai stanchi, è l'ennesima vergogna di una politica nazionale che sul tema sta dimostrando tutta la sua incapacità di reagire - attacca il sindaco di Scorzè, Giovanni Battista Mestriner, da sempre molto critico con le decisioni della prefettura in fatto di accoglienza dei profughi - da 4 anni stiamo andando alla cieca. Non c'è un piano, non c'è un limite, non c'è uno scopo. Tranne quello di approntare misure sempre più di emergenza, con una escalation senza fine e senza senso. Cosa manca ora? Alla prossima comunicazione che ci dirà il governo? Che vorrà utilizzare anche i posti letto liberi negli ospizi? Quando prenderanno coscienza che non si governa un problema così grande con 'una buona coscienza a buon mercato'? Gli appelli all'accoglienza cadono in una società in crisi economica, sociale e culturale. Non servono a nulla, se non ad esasperare ulteriormente gli animi. Qui non c'è lavoro, non c'è possibilità di integrazione, non c'è futuro. La politica del governo nazionale non è la soluzione. E' il problema".

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ZAIA: "IL VENETO HA GIA' DATO" - “Con 517 mila immigrati residenti e integrati, pari al 10,4 per cento della popolazione, e 22.667 migranti arrivati a seguito di sbarchi ed esodi, il Veneto è la terza regione d’Italia per numero di presenze straniere, alle spalle di Lombardia e Sicilia - commenta il presidente della Regione, Luca Zaia - I dati del Ministero e delle prefetture smentiscono i luoghi comuni: qui in Veneto non facciamo barricate, siamo una regione accogliente. Ma pretendiamo di sapere chi accogliamo e con quale progetto di vita. Quando si fanno conti e statistiche bisogna avere il quadro d’insieme ben chiaro – puntualizza il presidente – Non basta dire che i migranti presenti oggi nelle strutture temporanee del Veneto sono 10.427, come dice il Governo. In realtà il numero degli arrivi, censito dalle nostre Prefetture al 27 maggio scorso, assomma a 22.667: ciò significa che ai 10.730 identificati e accolti in Veneto, calcolando anche i 303 che sono entrati nel sistema di protezione per i richiedenti asilo (Spar), si aggiungono almeno altri 12 mila persone arrivate e transitate in modo anonimo e clandestino nella nostra regione. Chi sono? Dove sono? Cosa fanno? I massicci sbarchi di questi giorni non faranno altro che aumentare i numeri di questa ‘nebulosa’ dell’immigrazione, di fronte alla quale è impossibile qualsiasi politica di accoglienza strutturata. Credo che il Veneto – prosegue il presidente - che in vent’anni ha accolto e integrato 517 mila stranieri, che rappresentano oltre il 10 % della popolazione e il 5 % del Pil regionale, si sia dimostrato capace di affrontare la sfida della globalizzazione e dei flussi migratori. Ma non è più disposto a subire gli effetti di un’accoglienza indiscriminata e pilatesca, gestita in modo raffazzonato, secondo un sistema che non riesce o non vuole identificare chi arriva, non ne vuole accertare provenienza e intenzioni, e continua a contare su quella che è stata sinora la benevola e ‘interessata’ indulgenza di un’Europa distratta, restìa a farsi carico della questione migratoria e incline a scaricarne tutti gli oneri sui paesi mediterranei”. “Ma ora che l’Europa sta alzando muri e barriere, anche a causa dell’improvvida e furbesca gestione degli arrivi da parte dell’Italia, il Veneto rischia di diventare un grande e improvvisato hotspot di ‘fantasmi’ clandestini, di nuovi arrivati scampati sì alle guerre e alla fame del continente africano e ai flutti del Mediterraneo, ma rimasti intrappolati tra il caos del sistema italico, incapace di identificare gli arrivi e di organizzare transiti e progetti migratori, e l’indifferenza di un’Europa impaurita che ha blindato i propri valichi. A questo caos, nel quale naufragano anche le belle esperienze di solidarietà che si vivono a Lampedusa come nelle nostre comunità, il Veneto e i veneti dicono no: non siamo disposti a replicare la vergogna di Idoumeni”.

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