E' morta Mafalda Codan, testimone dell'orrore delle foibe e della guerra

L'ex insegnante elementare 86enne dopo il 1949, quando venne liberata con uno scambio di prigionieri, si stabilì a Bibione con la famiglia. Pubblicò un diario per non dimenticare

Dopo tutte le vessazioni subite, dopo tutti i lutti che hanno costellato la propria esistenza Mafalda Codan, 86enne, aveva ancora la forza di raccontare l'incubo in cui lei e i suoi familiari erano piombati. Le foibe, i rastrellamenti dei comunisti slavi, il carcere.

"Sento ancora le urla di dolore quando torturavano mio fratello che si trovava nella cella a fianco - raccontò nel suo diario - risuonano nella mia testa giorno e notte". L'ex insegnante stabilitasi dopo la guerra a Bibione è morta subito dopo il giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, in cui persero la vita sette suoi parenti: il padre, alcuni zii, un cugino. Tutti infoibati. Con la madre lei riuscì a scappare a Trieste, ma venne catturata e torturata. Poi, nel 1949, la liberazione, grazie a uno scambio di prigionieri. Per poi stabilirsi nel Veneziano e insegnare ai bambini delle elementari anche a Vetrego di Mirano e a Bibione, dove visse con la sua famiglia per tutti gli anni a seguire.

"Una cittadina che ha vissuto uno dei più tragici momenti della storia del ventesimo secolo - ha scritto in un telegramma ai familiari la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto - il periodo della persecuzione degli italiani in Istria e Dalmazia. Una donna che sarà per sempre un esempio per le giovani generazioni, il cui  patrimonio di esperienze e conoscenze andrà conservato e valorizzato".

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