A Venezia la manifestazione dei lavoratori del porto per chiedere di scavare i canali

«Senza porto non c'è lavoro e senza lavoro non c'è vita», dicono gli addetti. Partecipa anche il sindaco, che ha ribadito: «Servono fondi per la città»

Un corteo acqueo con lavoratori, imprenditori e amministratori ha percorso stamattina il canale della Giudecca, davanti alla stazione marittima di Venezia, per fare appello al governo e chiedere di «accelerare» sul tema degli scavi dei canali del porto commerciale. Questo perché i ritardi nella manutenzione dei fondali stanno portando a una riduzione del pescaggio, quindi per le navi più grandi la navigazione diventa impossibile e il porto viene abbandonato dalle compagnie. «È un ennesimo sollecito - ha detto il sindaco Luigi Brugnaro, presente alla manifestazione - per ricordare che a Venezia i canali vanno scavati. Chiediamo di accelerare, perché stiamo perdendo posti di lavoro e stiamo fermando il porto e la città. Questo è solo l'inizio, se non cambiano rotta: è un appello per difendere i posti di lavoro e il futuro dei cittadini».

Lavoro al porto

L'iniziativa di oggi, promossa da Assoagenti, si lega alla discussione in corso sul "protocollo fanghi": un atto ministeriale che dovrebbe dare tutte le indicazioni necessarie per la gestione dei fondali, dei canali, degli scavi e del conferimento dei fanghi nella laguna di Venezia. Secondo Valter Novembrini, di Filt Cgil, «senza l'ordinaria manutenzione ne va del benessere della laguna». La giornata è iniziata con la manifestazione - a cui hanno preso parte centinaia di lavoratori portuali - ed è proseguita con un convegno intitolato “E se rovesciamo Venezia?”.

«Il porto è vita»

Dopodiché c'è stata la firma, da parte dei rappresentanti delle forze politiche, sociali ed economiche presenti, di un manifesto intitolato “Il Porto è vita. Venezia è viva”. Nel documento, tra l'altro, si legge: «Venezia è patrimonio del mondo, ma specialmente di chi ci vive e lavora, ed è stata da sempre un porto. Il suo sviluppo non può più essere condizionato dalla lentezza delle decisioni che dovrebbero arrivare dall'alto, dal falso ambientalismo o da una comunicazione non corretta: il mancato dragaggio manutentivo di tutti i canali, portuali e della città, rischia ad esempio di bloccare le attività portuali ed industriali, mettendo a rischio il futuro di 21.000 lavoratori, che producono un fatturato annuo di 6,6 miliardi di euro».

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«Servono fondi per Venezia»

Il primo firmatario è proprio il sindaco, che in una nota ha comunicato: «Dopo l'alluvione del novembre scorso abbiamo chiesto al governo, oltre che il completamento e la messa in opera del Mose, il rifinanziamento della Legge speciale per Venezia. Servono 150 milioni di euro ogni anno, per un decennio, secondo i nostri calcoli, per compiere opere improcrastinabili, e attese da tanto tempo. A cominciare proprio dall'escavo dei canali, che si stanno interrando, utilizzati dal porto e dalle navi da crociera, riportandoli al limite di profondità fissato, ovvero di almeno 12 metri. E parte di questi finanziamenti devono poi essere utilizzati per l'escavo a secco dei rii nel centro storico, che consentirebbe di realizzare, contemporaneamente, una rete fognaria e pure una rete idrica antincendio, ovvero due opere ormai imprescindibili».

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