"Marco Polo System continui a vivere", il tribunale di Venezia ribalta la tesi del Comune

Ca' Farsetti aveva escluso i progetti e le iniziative della società con sede a Forte Marghera, ma per i giudici l'organismo "deve continuare la sua attività di propulsione culturale"

Un'ordinanza del tribunale di Venezia ha stabilito un destino diverso della Marco Polo System, il gruppo di ideazione di progetti culturali e archeologici in tutto il panorama mediterraneo protagonista di una lunga querelle con il Comune di Venezia per la sua sede a Forte Marghera. Stavolta il nodo del contendere era un altro, e interessava la sopravvivenza stessa della società. Marco Polo System è un organismo “vivo e vitale", hanno scritto i giudici, dicendo al Comune di rivedere la decisione di archiviare questa esperienza. "L'amministrazione pretendeva la fine della società con sede a Forte Marghera sulla base di un’interpretazione delle clausole contrattuali ritenuta capziosa e inesatta", spiega Pietrangelo Pettenò, legale rappresentante della società.

"La verità processuale va a sommarsi alla realtà dei fatti. Solo negli ultimi mesi di esercizio Marco Polo System ha proseguito la sua attività di propulsione culturale in più campi, aggiungendo importanti sinergie nello scenario europeo: dal “tradizionale” patrimonio fortificato alle rotte storiche, dal mondo euro-mediterraneo (nuovi gli accordi con Corfù e Crotone per sinergie in campo archeologico, gastronomico e storico) e private, come la collaborazione con il più importante emittente televisivo greco, Antenna, nella gestione dei rapporti Grecia - Venezia. Con il progetto Youinherit, rientrante nelle programmazione Interreg Central Europe, Marco Polo System sta lavorando sul fronte degli antichi mestieri lagunari in connessione alla creazione di opportunità occupazionali per il giovani, in coordinamento con ben 5 stati dell’Europa Centrale e, per l’Italia, con la Direzione Turismo della Regione del Veneto e la Onlus Civiltà dell’Acqua. Ora il Comune di Venezia si trova a dover far fronte a ulteriori spese legali", conclude Pettenò.

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