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Il ricordo degli esuli giuliano-dalmati, testimoni della tragedia e parte della comunità

 

Marghera ha iniziato presto a ragionare sulla tragedia del confine orientale dell’Italia, ovvero sulle vicende che hanno portato all'istituzione del "giorno del ricordo, della tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia". Molti degli abitanti della città provengono proprio da quelle regioni: «Il rapporto vivo con le persone che qui vivono e operano ha fatto la differenza - ha detto il presidente della Municipalità, Gianfranco Bettin -  Abbiamo così aperto una strada che è valsa per il nostro territorio ma anche per il nostro Paese e oggi affrontiamo questa giornata con un duplice spirito: quello di farne capire le radici profonde e quello di farla rivivere, senza irrigidire questo momento in un rituale. Stiamo infatti parlando di qualcosa che è ancora il vissuto di persone e comunità, qualcosa che ci parla di odio e di rancore, di cambi di regime e potere che ogni volta si scarica sui più deboli, su chi viene di volta in volta identificato come il nemico».

La cerimonia si è svolta oggi, 11 febbraio, in piazzale Martiri delle Foibe a Marghera. Ieri, invece, al duomo di Mestre si è tenuta la messa del Ricordo, officiata da don Gianni Bernardi. «È l’occasione di riflettere e interrogarci su una delle pagine più buie e drammatiche della storia del nostro Paese e del nostro popolo, che per troppo tempo è rimasta nell’oblio - ha commentato la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano -. Voglio citare le parole pronunciate ieri dalla presidente del Senato, Casellati: "La verità storica è più forte di qualsiasi ideologia e negazionismo". Come istituzioni abbiamo l’obbligo morale e civile e la responsabilità di ricordare, non solo per rendere giustizia a quanti hanno vissuto simili tragedie, ma soprattutto per far capire ai giovani le conseguenze di tutte quelle scelte che hanno calpestato l’umanità e l’importanza di costruire oggi un mondo basato sul rispetto, sul dialogo e sulla collaborazione reciproca».

Al posizionamento della corona d’alloro sul cippo che ricorda la tragedia delle foibe, per il Comune di Venezia, erano presenti la vicesindaco Luciana Colle, gli assessori Renato Boraso, Giorgio D’Este, Simone Venturini, e sono intervenuti anche il presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Alessandro Cuk, e il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti. Importante anche la presenza dei ragazzi dell’istituto comprensivo “Grimani” di Marghera.

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