Porto Marghera, la ripartenza non vola

Bernstein: «I marginamenti servono ma non risolvono». Colletti: «Vigilare sulla speculazione». Bettin: «Il sito torni a essere centrale per la politica». Gruppo25Aprile: «Manca un piano morfologico per la laguna»

Porto Marghera

Completamento dei marginamenti, caratterizzazione dei terreni e bonifiche. Porto Marghera torna alla ribalta quando il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro chiama in causa il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, per il «mancato trasferimento degli 80 milioni» garantiti dal suo predecessore, Gian Luca Galletti nel 2018. Una polemica che si arresta perchè arriva subito il rinnovo della promessa. Non sono i 180 milioni di Renzi. Ma con 80 milioni si completerebbero almeno le conterminazioni, perché l'inquinamento non finisca in laguna. Le bonifiche dei suoli sono invece un altro capitolo di Porto Marghera. E restano da fare. «Così come i carotaggi, che permettano di adeguare il risanamento a ciò che viene trovato nel sottosuolo - ricordano Riccardo Colletti ex segretario Filctem Cgil di Venezia, ora nella categoria nazionale dei chimici, e il Gruppo 25 Aprile -. Se i terreni sono entrati nell'area di crisi complessa - spiega Colletti - ed è nata una call di Invitalia per attirare investitori, il reinsediamento industriale è e deve essere l'unica destinazione. Perchè un conto sono i costi e gli interventi delle bonifiche fatte per rimettere impianti produttivi. Una altra cosa è avviare insediamenti a uso civile, come palazzetti sportivi o banchine per l'attracco di navi su quelle aree, con grossi rischi speculativi per chi dovesse fiutare l'affare». La call ha prodotto una graduatoria di imprese, pubblicata ad aprile 2109, candidate per attingere ai 26,7 milioni di incentivi di Stato e Regione. Tra queste ci sono Sirai, già operativa, come Pilkington, la San Marco Petroli, intenzionate ad espandersi creando posti di lavoro: meno di un centinaio in tutto per sette imprese. «Allo stato attuale - dice la Regione - Invitalia sta proseguendo l'istruttoria con il confronto con le aziende che hanno presentato i progetti. Non ci sono ancora gli esiti». 

Inquinamento presente, passato e futuro

«Le conterminazioni sono indispensabili per proteggere la laguna dall'inquinamento di Marghera - spiega il dirigente in pensione del Consorzio Venezia Nuova, Alberto Bernstein -. Non sono risolutive. La rete di drenaggio riceve solo l'acqua che arriva dagli ultimi 40, 50 metri - continua Bernstein -. L'acqua cioè deve raggiungere la conterminazione, arrivare al tubo di drenaggio, per essere portata via e trattata. Ma nelle aree interne, in cui il drenaggio periferico non è efficace, l'acqua ristagna, tanto che Sindyal nella penisola del Nuovo Petrolchimico ha tutto un sistema di tubi drenanti e vasche per gestire queste acque che riaffiorano per risalita dalle falde sotterranee, attraverso le vie preferenziali che sono i più di 300 pozzi abbandonati, a inizio anni '70, e non sigillati. In molti punti l'acqua risale e allaga le cantine degli stabilimenti». Le acque di falda delle macroisole vanno gestite perché in generale c'è l'obbligo del privato di non far uscire l'inquinamento verso le proprietà vicine e in laguna. Ma manca, come dice Bernstein, «un progetto integrato di gestione delle bonifiche dei terreni. Le regole sono più semplici riespetto a una decina di anni fa - dice -. Perché ora modalità e costi del risanamento seguono la destinazione d'uso di un terreno. Parliamo di 30, 40 euro a metro quadro, per fare un garage o un parcheggio, contro i 200 euro di un tempo. Il marginamento - continua l'ex dirigente CVN - permette di staccare il problema dell'inquinamento lagunare da quello dell'area industriale e si può promettere alle aziende che vengono a Marghera che non dovranno occuparsene. Ma in generale c'è reticenza a insediarsi dove, malgrado gli accordi di programma, c'è una più forte preoccupazione legata all'inquinamento e un'attenzione della comunità veneziana all'ambiente».

Le caratterizzazioni

E ci sono delle richieste ben precise. Il Gruppo25Aprile si sofferma sulla caratterizzazione dei terreni, i cosiddetti carotaggi. Non sapendo cosa c'è nel terreno non si possono fare interventi adeguati. «L'area industriale di Porto Marghera è area Sin - scrive il gruppo - riteniamo essenziale che ognuno faccia la sua parte, anziché giocare allo scaricabarile: il governo nazionale onorando gli impegni assunti con il Patto per Venezia e, i privati proprietari o ex proprietari, onorando i loro obblighi in applicazione di due principi: il "chi inquina paga", sancito da una direttiva europea sulla responsabilità ambientale, che tuttavia non ha efficacia retroattiva, e la diligenza richiesta a chi è attualmente proprietario dei luoghi, pur non essendo responsabile delle attività inquinanti del passato». E sulla laguna sostiene il comitato: «il quadro è aggravato dall’assenza di un piano morfologico, obbligatorio per legge, dato che quello predisposto dal Corila (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti il sistema lagunare di Venezia) è stato respinto al mittente dal ministero dell’Ambiente», per le sue carenze.

Le imprese

«Le compagnie sono scoraggiate a tornare a Marghera dai tempi di attuazione degli interventi e dall'incertezza - dice il presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin -. Un vero labirinto fatto di attese, investimenti non determinabili, possibili sorprese future in merito a costi aggiuntivi. Manca davvero una cabina di regia - riflette Bettin -.  Non perché non ci sia stata. Al contrario, perfino vari sono stati gli esperimenti. Per volontà del Comune e della Regione qualche anno fa si svolgevano tavoli in forma di conferenze dei servizi a Venezia. Ma sono poi scomparsi. Attorno al 2013-14 si è arrivati a riperimetrare il Sin, restringendolo e stabilendo quale fosse il nuovo spazio in cui aveva senso rigenerare l'industria. Si era anche iniziato a riformare l'iter per accorciare la prima fase, quella progettuale, per investire. Tagliando i tempi tra la presentazione del piano di investimento e l'approvazione. Ma al regolamento attuativo tutto è tornato a bloccarsi. Riprendere la centralità produttiva di Porto Marghera - dice Bettin - significa trasformarla in una partita prioritaria dell'agenda politica. La cabina di regia stessa, tanto annunciata, non ha mai visto la luce, tornando di nuovo in fondo alle priorità».

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