Muore per trasfusione infetta dopo 32 anni, i figli: "Vogliamo giustizia"

Si è spento a 54 anni Mauro Barzon, aveva convissuto per buona parte della sua esistenza con l'epatite. Da poco aveva un indennizzo di 250 euro al mese

Sangue avvelenato, e un destino già scritto. Mauro Barzon, da quando nel 1982 era stato vittima di una trasfusione infetta, sapeva che non avrebbe avuto via di scampo. Aveva contratto in ospedale il virus dell'Hcv, l'epatite C. Giovedì scorso, a 54 anni, si è spento nell'ospedale di Padova, dove era ricoverato da qualche tempo. Risiedeva a Tombelle di Vigonovo.

Come riporta il Gazzettino, Barzon faceva parte delle 78 persone che avevano presentato ricorso alla corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per la difficoltà a ottenere i risarcimenti previsti dalla legge del 210 del 1992: "indennizzi a favore di soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di trasfusioni" che non erano mai arrivati.

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La malattia gli era stata riconosciuta dopo che si era sposato ed aveva avuto due figli. Poi, a causa della patologia, era stato costretto ad abbandonare lavoro e famiglia. Da pochi anni gli avevano finalmente riconosciuto una pensione di invalidità di 250 euro al mese, ma i figli sono ancora in attesa dell'indennizzo specifico previsto dalla legge.

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