Conto da capogiro, ci sono 2 denunce: le prove in mano al Comando della polizia locale

Pasti da 1.100 euro per 4 bistecche e una frittura di pesce e da 350 euro per 3 pastasciutte. Scatta la linea dura. I turisti giapponesi si sono rivolti alla guardia di finanza di Bologna

Sono state presentate due distinte denunce alla guardia di finanza di Bologna in merito al pranzo da 1.100 euro che nella giornata di venerdì ha visto protagonisti 4 studenti universitari giapponesi che hanno consumato 4 bistecche, frittura di pesce, acqua e coperto in un locale non distante da piazza San Marco. Alle fiamme gialle sarebbe stata presentata una segnalazione ufficiale anche per la disavventura patita da 3 giovani donne che facevano parte della comitiva: si sarebbero viste chiedere 350 euro per 3 pastasciutte a base di pesce in un altro ristorante del centro storico.

Controlli martedì mattina nel locale

Documentazione in mano alla polizia locale

Marco Gasparinetti, portavoce della piattaforma civica "Gruppo 25 Aprile" è stato convocato alle 13.30 di lunedì al Comando della polizia locale di Venezia: consegnerà tutte le prove documentali in suo possesso, tra cui foto degli scontrini, ricevuta dell'avvenuto pagamento del conto e altre foto. A far emergere la vicenda due guide che hanno raccolto le testimonianza degli sventurati avventori. 

"Puniremo i responsabili"

La volontà dell'amministrazione comunale è di andare fino in fondo: il sindaco Luigi Brugnaro in un tweet domenica ha sottolineato come "se la vicenda sarà dimostrata, puniremo i responsabili. Siamo per la giustizia". Una volta che le carte saranno nelle mani del comandante del Corpo, Marco Agostini, scatteranno gli accertamenti. L'effettiva esistenza delle denunce è stata confermata anche dal Comando della guardia di finanza di Bologna. 

"Codice etico"

Intanto sulla vicenda hanno preso posizione anche le associazioni di categoria e quelle a difesa dei consumatori: "Come Ascom Venezia – spiega il presidente di categoria del settore turismo, Giuseppe Galardi – sono anni che ci impegniamo nel far proporre servizi di qualità da parte dei nostri associati, facendo seguire un codice etico e organizzando corsi di formazione. Mi pare che in questo caso il ristorante sia svincolato da qualsiasi associazione di categoria e questo è il risultato. Purtroppo la buona cucina veneziana non viene raccontata se non quando legata ad un fatto negativo, ma qualche eccezione c’è stata, come in occasione dell’America’s Cup del 2012, quando abbiamo organizzato una tavolata per 600 persone lungo via Garibaldi dove hanno partecipato 50 osti presenti sulla “Guida delle Osterie Veneziane” di Ascom Venezia. Un evento che ha portato lustro alla città e alla sua cucina”. A sostegno della qualità offerta dagli operatori e, come strumento utile per i clienti, il presidente Ascom Venezia Roberto Magliocco lancia una proposta: "Perché non creare un marchio legato al codice etico, con il patrocinio dell'amministrazione comunale? L’operatore che dovesse aderire all’iniziativa riceverebbe una vetrofonia da esporre nel proprio locale così da essere riconoscibile e far sentire il turista tutelato”.

Dal marchio di qualità al bollino nero

Se dall'Ascom è stato proposto un marchio per individuare la qualità, il Codacons invece lancia l'idea di un bollino nero per segnalare chi si approfitta dei turisti: "Di fronte al ripetersi di casi analoghi, che a Venezia si ripresentano con una frequenza sconcertante - spiega il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - chiediamo l'istituzione di un bollino nero per i ristoranti e gli esercenti scorretti. Chi truffa o tenta di truffare i clienti deve essere immediatamente individuabile, attraverso l'obbligo di affissione di un apposito bollino sulle vetrine e agli ingressi di ristoranti e negozi. In tal modo il turista può diffidare da quegli esercizi che hanno messo in atto comportamenti truffaldini a danno dei clienti, rivolgendosi altrove". 
 

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