Zaia sui medici neolaureati: «Con i corsi saranno messi in grado di fare. E non poco»

Vertice tra Regione, Università e ordine dei Medici, martedì. «Presto la formazione dei non specializzati sarà affidata al comitato scientifico della scuola di sanità pubblica»

Regione, Università e Ordine dei Medici alla ricerca di soluzioni per risolvere il problema della carenza di camici bianchi negli ospedali veneti. Il vertice oggi, 3 giugno, in giunta, per lavorare sul doppio fronte della maggiore disponibilità di specializzandi nelle corsie, e sulla figura del medico laureato, abilitato, e non ancora specializzato, da assumere nei Pronto Soccorso e in Medicina e Geriatria, secondo le recenti delibere regionali.

Specializzandi e abilitati

Al tavolo l'assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, affiancata dal direttore generale regionale Domenico Mantoan, i presidenti delle scuole di Medicina delle Università di Padova e Verona, e i rappresentanti della federazione regionale degli Ordini dei Medici. Un incontro che la prossima settimana potrebbe portare a una soluzione finale condivisa, partendo dalla constatazione che il governo nazionale debba aumentare le borse di specialità, fino a portarle in numero pari ai laureati.

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I numeri e l'osservatorio

«Verranno valutati i numeri delle necessità della Regione, e le Università porteranno una quantificazione della possibilità di mettere a disposizione loro specializzandi per partecipare al raggiungimento dei posti necessari da coprire, anticipando l’anno di rotazione, all’esterno delle sedi istituzionali, di quelli che già stanno ruotando sulla rete formativa delle due scuole di Medicina - spiega Lanzarin -. Si è anche concordata la riattivazione da parte della Regione dell’osservatorio per la formazione specialistica, mentre a breve si riunirà il Comitato scientifico della scuola di Sanità pubblica (a cui siedono ministero, Università, ordine professionale e Regione), alla quale sarà affidata la parte teorica della formazione dei medici non specializzati, secondo le delibere della Regione. Abbiamo concordato la possibilità di apportare eventuali modifiche che dovessero emergere come opportune da parte del Comitato scientifico».

Le mansioni dei laureati in corsia

«La sicurezza dei più giovani e dei pazienti è garantita dalla presenza dei tutor, dei colleghi specializzati e del primario, e di certo non saranno affidate loro le pratiche più pericolose o a rischio - afferma Zaia dopo il vertice in giunta -. Cerchiamo un percorso di formazione per metterli in grado di fare ciò che possono fare. Abbiamo medici di base che non hanno ambulatori, sono abilitati, anche se non specialisti, ma sono liberi. Serve metterli in condizioni di fare attività che possono fare in ospedale, e non sono poche - dice Zaia parlando dei neolaureati, 500, che la Regione ha disposto di assumere -. Un' occasione per i medici più giovani, che sono grintosi e hanno voglia di mettersi al lavoro. Abbiamo assistito al salvataggio di una vita umana da parte di un medico non ancora specializzato, e qualcuno diceva che i giovani non sono in grado di fare. Sono in grado e molto - sottolinea Zaia -, come abbiamo visto». E quanto al giovane medico intervenuto in treno in una situazione di emergenza, qualche giorno fa nel Bellunese, Zaia ripete: - vorrei assumerlo. Mi ha cercato. Spero di poterlo incontrare qui a Venezia, anche per fargli i complimenti».

Garanzie

«Bene il confronto prima di applicare le delibere di assunzione di 500 medici privi di specialità – dichiara Daniele Giordano, segretario Cgil Funzione Pubblica Veneto -. Abbiamo più volte sollecitato l’esigenza di aprire un confronto sulle condizioni di lavoro nei nostri ospedali e sulla grave carenza di personale. Serve allargare le borse di specialità, attuare meccanismi di rotazione degli specializzandi e una loro diffusione in tutti gli ospedali del Veneto. Se ci sarà un confronto reale siamo pronti a dare il nostro contributo, nel rispetto delle diverse posizioni, per arrivare a soluzioni che tutelino la salute, retribuiscano adeguatamente i neo assunti, non creino nuovo precariato e valorizzino il lavoro degli specializzandi. Senza un confronto reale e aperto a tutti non ci resterà che percorrere la strada del contenzioso per tutelare cittadini e medici».

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