Svenimenti, trattative e dramma sfiorato: i profughi se ne vanno, i problemi restano

E' stata una lunga giornata giovedì al Canevon di Malcontenta. Alla fine nessun accordo: "A Cona non ci torniamo". Due migranti all'ospedale per malori. Alcuni residenti contestano

La notizia è che non c'è notizia. E' stata una lunga giornata quella che si è vissuta giovedì a Malcontenta, al centro civico Canevon, ma la soluzione per i 56 migranti che oramai da 3 giorni stanno girovagando tra il Padovano e il Veneziano ancora non c'è. A loro si sono aggiunti anche i 13 profughi che si sono rifiutati di essere ospitati alla sede della Croce Rossa di Jesolo. Dunque a passare la notte tra giovedì e venerdì nella sede della Cooperativa Cssa di via del Commercio a Spinea saranno 69 richiedenti asilo. La soluzione (l'ennesima "in via emergenziale e solo per una notte") è giunta quando oramai era calata l'oscurità a Malcontenta e all'esterno una ventina di residenti erano ore che chiedevano che il centro civico venisse liberato (VIDEO). Tutti erano concordi in questo, ma serviva garantire un posto caldo per chi, nonostante ore di trattative e il tentativo di mediazione del sindaco di Cona, Alberto Panfilio, si è rifiutato di tornare all'ex base di Conetta nonostante l'annuncio di una imminente redistribuzione dei richiedenti asilo di concerto con il ministero dell'Interno. 

Le trattative e il brusco stop

In cento lasceranno l'ex compendio militare per essere portati in altre strutture: tra questi avrebbero potuto esserci anche 40 dei migranti "marcianti", almeno secondo l'auspicio del primo cittadino Panfilio, ma così non è stato. Da una parte il prefetto Carlo Boffi, dall'altro i rappresentanti della protesta si sono arroccati sulle proprie posizioni (con la differenza che il rappresentante dello stato non poteva certo avvallare soluzioni che esulassero dal criterio dell'anzianità di presenza nel campo di Cona). Alle 12.30 il presidente della Municipalità, Gianfranco Bettin, il prefetto, il suo vicario, il sindaco Panfilio si sono chiusi in un ufficio del Canevon con Pa Modou Sey, il 30enne gambiano rappresentante della nuova "marcia per la dignità" e altri due delegati scelti collegialmente. Le loro richieste, concordate con i rappresentanti del sindacato Usb e della galassia di associazioni che sta aiutando i richiedenti asilo, sono apparse subito irricevibili: in primis mettere per iscritto la chiusura del campo di Cona entro pochi mesi. Una prospettiva che il prefetto Boffi non può garantire. In secondo luogo è stato chiesto un sopralluogo settimanale dell'ex base da parte di organismi indipendenti e dell'associazionismo gravitante attorno a Usb. Insomma, ci si è seduti al tavolo cercando la forzatura. Il risultato è stato un nulla di fatto. Con il titolare di Ca' Corner che, a fronte di un possibile ritorno a Conetta, avrebbe garantito controlli più stringenti sulla qualità dei servizi erogati e la riacquisizione dei diritti all'ospitalità per chi li ha persi durante il cammino. Si è dovuto però fermare di fronte alla richiesta di firmare un memorandum su cui mettere nero su bianco che la "politica dell'ospitalità italiana ha fallito". "La mia mediazione è sfumata - ha dichiarato a caldo, molto contrariato, il sindaco Panfilio - me ne torno a fare il sindaco di Cona". 

Psicodramma: tentato suicidio e due migranti all'ospedale

Dopo pranzo, fornito grazie alla disponibilità della Caritas, i migranti hanno iniziato a preparare i bagagli. Hanno indossato di nuovo le pettorine catarifrangenti e si sono mostrati convinti di riprendere il loro cammino. Fino allo psicodramma: uno di loro si sente male. Non si regge in piedi perché deve prendere delle medicine che non ha con sé. Viene portato nel cortile, forse per rendere il più mediaticamente evidente l'emergenza, e viene chiesto l'intervento di un'ambulanza. Il mezzo sanitario arriva con i lampeggianti e tra i profughi inizia a serpeggiare il convincimento che poi il migrante sarebbe stato ricollocato a Cona. Apriti cielo. Alcuni di loro si sono tolti gli indumenti rimanendo a petto nudo, crisi di pianto, un altro dei richiedenti asilo ha un attacco di panico. Respira a fatica. A quel punto è il turno di una seconda ambulanza. Ma nel frattempo un altro dei "marcianti" raggiunge il primo piano quando tutti sono all'esterno e tenta di impiccarsi con una sciarpa. Lo "salvano" gli agenti della questura, intervenuti prima che le intenzioni del giovane potessero arrivare a compimento. Due dei pazienti vengono trasferiti al pronto soccorso di Dolo e di Mestre, poi saranno liberi di andarsene non appena saranno in forze.

L'annuncio: "Profughi a Spinea"

La confusione a tratti regna sovrana, mentre la ventina di residenti continua a presidiare la strada chiedendo che il Canevon venisse liberato il prima possibile (VIDEO). "Si vergognino Brugnaro e il centro sociale - attaccano - Protestiamo contro il modo in cui viene gestita questa situazione. Qui non c'è nulla per loro". Li rassicurano prima il presidente Bettin, poi lo stesso prefetto Boffi. Alla fine l'annuncio, dopo che sul posto si erano portati anche l'assessore alla Sicurezza, Giorgio D'Este ("la soluzione è l'accoglienza in piccoli gruppi, lavoriamo per questo", ha sottolineato) e il dirigente del Nucleo di Sicurezza urbana della polizia locale, Gianni Franzoi: "I migranti saranno trasferiti nella sede della cooperativa Cssa di Spinea - afferma alle 18.30 il prefetto - Per stanotte dormono là grazie all'aiuto di don Dino Pistolato della Curia". Alle 19 arriva il pullman disposto dalla Prefettura, dietro due pullmini. C'è un altro momento di tensione quando i migranti credono che il ritorno a Conetta potrebbe tornare realtà, poi finalmente, scortati dai carabinieri, i "marcianti" raggiungono l'ennesima loro tappa di un peregrinare su cui a questo punto è impossibile fare previsioni. Interpellato, il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, ha espresso gratitudine a chi si è speso per trovare una soluzione: "Ringraziamo la parrocchia, la Curia e tutti i soggetti che danno una mano a risolvere una situazione di emergenza e difficoltà".

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