È morto il 67enne di Mira, primo caso di coronavirus nel Veneziano

Ricoverato il 22 febbraio poi trasferito a Padova. Decreto dell'1 marzo: Zaia chiede misure restrittive «più edulcorate». Sì a musei e luoghi di culto ma con distanza di 1 metro fra le persone: il droplet

È morto Mario Veronese, il 67enne di Mira che era stato il primo caso accertato di coronavirus in provincia di Venezia. Ricoverato il 22 febbraio scorso all'ospedale di Mirano, era stato poi trasferito a Dolo, prima di arrivare in Rianimazione a Padova in condizioni più gravi. Il decesso sarebbe avvenuto per emorragia cerebrale e non è detto che sia direttamente collegato al contagio dal virus, che potrebbe solo aver peggiorato le condizioni di salute dell'anziano. Spetta all'istituto superiore della sanità certificare, come negli altri casi, se la morte sia stata determinata o meno dall'infezione. Il sindaco di Mira, Marco Dori, ha commentato: «Esprimo il mio cordoglio, quello di tutta l'amministrazione comunale e della comunità, alla famiglia. Ricordo che i suoi parenti, che erano stati a loro volta sottoposti a controllo, sono risultati negativi al contagio. È un momento non facile, ma l'emergenza si può superare. Chiedo - conclude il primo cittadino - la collaborazione di tutti». Un messaggio di vicinanza arriva anche dall'ex sindaco di Mira, Alvise Maniero: «Ai famigliari e ai cari di Mario Veronese vanno le mie più sentite condoglianze, assieme a quelle che la nostra comunità sta esprimendo».

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Sale a 265 il numero delle persone positive al coronavirus in Veneto, domenica. In regione si va verso una riapertura dei musei e dei luoghi di culto: si parla di funzioni religiose con posti distanziati per rispettare la lontananza fra le persone, il cosiddetto droplet, che deve essere almeno di un metro. Vietati quindi gli assembramenti fuori dai locali pubblici, ancora chiuse le discoteche. «In attesa di ricevere il decreto definitivo vigente per i contenuti a ora conosciuti, domani lunedì 2 marzo La Fenice sarà chiusa al pubblico», scrive il Teatro, mentre i Musei Civici a Venezia domani lunedì 2 marzo riaprono regolarmente al pubblico. Sospensione delle attività all'Ateneo Veneto fino all'8 marzo.

Nella videoconferenza con il governo per definire il decreto per l'emergenza coronavirus, ad ora firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza, il Veneto ha proposto delle annotazioni sulle misure restrittive. Zaia ha proposto un alleggerimento perché, come aveva detto, ogni regione ha le sue specificità, la Lombardia non ha le stesse condizioni del Veneto o dell'Emilia Romagna, «ma sempre nel rispetto della salute dei cittadini». 

L'immagine

«Spero si programmi un piano per riposizionare da subito l'immagine dell'Italia a livello internazionale - ha detto il presidente del Veneto. Poi le scuse all'ambasciatore della Cina per la frase sui topi vivi -. Nessuno voleva offendere, è stata un'affermazione mal interpretata e mal esposta». «Il rallentamento dell’economia dovrà essere sostenuto da un piano straordinario di rilancio che non escluda, oltre ai settori coinvolti dall’export, ai trasporti, turismo e servizi alle persone, anche le manutenzioni e interventi sull’edilizia pubblica, scolastica in primis. Il grande tema degli investimenti è quanto mai urgente», dice Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. 

Viaggi

Tutte le richieste di Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo) con il decreto legge della presidenza del Consiglio dei ministri del primo marzo, sono state accolte, scrive la federazione. «La sospensione dei viaggi di istruzione sarà solo fino al 15 marzo. Per i rimborsi corrisposti dai vettori aerei, marittimi e ferroviari, fornitori di agenzie di viaggio e tour operator, in caso di annullamento del pacchetto di viaggio per cause straordinarie, le agenzie di viaggio potranno rivalersi sui vettori». Sospeso anche il versamento delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria fino al 30 aprile. Per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna riconosciuto il trattamento di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di tre mesi.

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In Veneto

Dopo il decreto legge del 23 febbraio 2020: Misure urgenti di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid 19 e le disposizioni attuative, dopo le ordinanze del ministero della Salute del 25 e 30 gennaio 2020 recanti misure profilattiche contro il coronavirus, considerato che l'Organizzazione Mondiale della Sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l'epidemia da coronavirus una emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale; considerato il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sul territorio nazionale, ritenuto necessario disciplinare in modo unitario il quadro degli interventi e delle misure attuative del decreto legge del 23 febbraio 2020, essendo cessata la vigenza delle misure precedenti adottate, su proposta dei ministeri della Salute, dell'Interno, della Difesa, dell'Economia e delle Finanze, dell'Istruzione, della Giustizia, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Università e della Ricerca, delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, del Lavoro e Politiche sociali, della Pubblica Amministrazione, delle Politiche Giovanili e lo Sport, degli Affari regionali, delle Autonomie, e sentiti i presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Marche e il presidente della Conferenza di presidenti delle Ragioni, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus, sono adottate le misure di contenimento, in Veneto relative a: eventi e competizioni sportive fino all'8 marzo 2020 in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento di eventi e competizioni nonché delle sedute di allenamento all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse e delle attività nei comprensori sciistici, a condizione che il gestore provveda alla limitazione dell'accesso agli impianti di trasporto chiusi assicurando la presenza di un massimo di persone pari a un terzo della capienza (cabinovie, funivie, ecc.). Sospensione fino all'8 marzo di tutte le manifestazioni organizzate di carattere non ordinario nonché degli eventi in luogo pubblico e privato compresi quelli di carattere ludico, sportivo, religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali ad esempio grandi eventi cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose; l'apertura dei luoghi di culto è condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone e da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro; apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (no le discoteche) a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata, tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle caratteristiche dei locali e tali che le persone possano tenere la distanza di almeno un metro; svolgimento delle attività di ristorazione, bar e pub a condizione che gli avventori siano messi nelle condizioni di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro.

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