Jheronimus Bosch e Venezia a Palazzo Ducale, il sindaco Brugnaro all'esposizione

Creature mostruose, incubi, demoni, ambiguità e stranezze: il mito dell'artista divenuto famoso nel '500 nei Paesi Bassi, in laguna dal 18 febbraio. Il primo cittadino apre l'evento

Dopo le mostre monografiche ospitate nella città natale di Boscoducale (‘s Hertogenbosch) e al Prado di Madrid, anche Venezia celebra Jheronimus Bosch, in occasione del cinquecentenario dalla sua morte, affascinante ed enigmatico pittore vissuto tra il 1450 circa e il 1516, con un'esposizione a Palazzo Ducale, co-prodotta dalla Fondazione Musei Civici e dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia e patrocinata dall’Università di Verona. L'inaugurazione è avvenuta venerdì sera, alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, della presidente della Commissione consiliare cultura, Giorgia Pea, del direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabriella Belli, del direttore delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, Paola Marini, e del curatore della mostra, Bernard Aikema.

Punto focale del progetto veneziano sono i due trittici e le quattro tavole - Il martirio di santa Ontocommernis (Wilgefortis, Liberata), Tre santi eremiti e Paradiso e Inferno (Visioni dell’Aldilà) - di formato verticale, conservate alle Gallerie dell’Accademia, oggetto di un recente intervento di restauro che non solo ha consentito una migliore leggibilità delle opere ma ha anche portato alla luce una serie di indizi nuovi, considerati fondamentali dagli esperti, per riguardare e ripensare le origini, il significato, ma anche l’impatto di queste opere sull’arte italiana. Il rapporto tra Jheronimus Bosch e Venezia risulta infatti un capitolo chiave nel percorso artistico del grande pittore fiammingo, i cui punti interrogativi vengono appunto tematizzati dalla mostra e ripresi nel catalogo.

“I ringraziamenti per questa mostra – ha esordito il sindaco Brugnaro – vanno non solo a tutte le persone che hanno collaborato all'organizzazione, ma anche ai veneziani. Queste opere straordinarie appartengono alla città di Venezia, sono nate per restare a Palazzo Ducale, la cui atmosfera costituisce il contesto ideale per le creazioni di Bosch. Non so se sarà possibile, ma chiederò al ministro Franceschini che le opere al centro della mostra, attualmente conservate nelle Gallerie dell'Accademia, restino a Palazzo Ducale”. 

L'esposizione è arricchita dalle quasi 50 opere di contesto provenienti da importanti collezioni internazionali pubbliche e private – dipinti tra gli altri di Jacopo Palma Il Giovane, Quentin Massys, Jan Van Scorel, Joseph Heintz, disegni e bulini straordinari di Dürer, Bruegel, Cranach e Campagnola, bronzi e marmi antichi, preziosi e rari manoscritti e volumi a stampa - con un'attenzione speciale per la collezione del cardinale Domenico Grimani: un'occasione preziosa per esplorare l'influenza di Bosch sulla pittura rinascimentale italiana, ma anche per mettere in evidenza quanto emerge da testimonianze dell'epoca, ossia la passione dei collezionisti veneziani e italiani per quei mostriciattoli, incendi e per le visioni oniriche che Bosch disseminava nei suoi dipinti.

Anche la tecnologia contribuirà a rendere la visita ancora più emozionante: grazie ad una app con realtà aumentata e virtuale infatti il visitatore, indossando gli Oculus, potrà “entrare” virtualmente nell’opera, esplorando gli anfratti dell’Inferno o immergendosi nelle luci del Paradiso. La mostra, ospitata nell'Appartamento del Doge, resterà aperta al pubblico da sabato 18 febbraio a domenica 4 giugno.

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