"Pena troppo lieve", rigettato il patteggiamento del sindaco Orsoni

Il primo cittadino dimissionario ora potrà chiedere un nuovo accordo o affrontare il processo. I magistrati: "Era meglio una soluzione subito"

Niente patteggiamento per il sindaco dimissionario di Venezia Giorgio Orsoni. A questo punto, quindi, si staglia all'orizzonte sempre più vicino un possibile processo per finanziamento illecito ai partiti. Sabato mattina il giudice per l'udienza preliminare Massimo Vicinanza ha infatti rigettato la richiesta di patteggiamento della pena che il primo cittadino aveva concordato con la Procura ("una piccola goccia di sangue che ho dovuto spendere", aveva spiegato a poche ore dalla scarcerazione). Quei quattro mesi di pena e il pagamento di 15mila euro di multa sono stati giudicati "non congrui rispetto alla gravità dei fatti". Alla fine accordo cancellato, nonostante i tre pubblici ministeri titolari delle indagini sullo scandalo Mose avessero dato il proprio nulla osta.

Orsoni, assente in aula, ha appreso della decisione del gup dal proprio legale di fiducia Daniele Grasso. "Non so ora da dove si parte", ha dichiarato il legale all'uscita dall'aula. "Prenderemo le decisioni da assumere assieme al mio assistito - ha aggiunto - non è questo il momento per parlare del futuro. Ci sono comunque le condizioni per affrontare un processo; il patteggiamento ormai non esiste più".

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A indurre i magistrati ad avvallare la richiesta di accordo del titolare dimissionario di Ca' Farsetti, ora stracciata, la consapevolezza che sarebbe stata preferibile "una pena certa oggi, anche se minima, piuttosto che una pena più pesante alla quale probabilmente non si sarebbe mai arrivati visto il rischio di prescrizione".

Due le opzioni a disposizione per i difensori di Orsoni: chiedere un nuovo patteggiamento contraddistinto da una pena più alta (stando alle parole del legale Daniele Grasso sembrerebbe l'ipotesi meno probabile) o giocarsi le proprie carte in un futuro processo, rispondendo alle accuse rivolte al proprio assistito di aver ricevuto un finanziamento di 110mila euro regolarmente registrato da imprese diverse dal Consorzio Venezia Nuova, da cui però effettivamente sarebbero partiti i soldi, e di aver ottenuto un secondo finanziamento della campagna elettorale del 2010 in nero di circa 500mila euro. A puntare il dito contro di lui l'ex presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati, che davanti ai magistrati dichiarò che in alcune occasioni avrebbe portato direttamente lui in una busta i soldi all'allora candidato sindaco in casa sua.

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Dopo pochi minuti l'ufficialità. Direttamente dal primo cittadino: sarà processo. "L'esito dell'udienza odierna era prevedibile in relazione all'entità delle accuse svolte, al clamore che ne era seguito anche in relazione allo sproporzionato uso della misura cautelare - dichiara il sindaco Orsoni - La scelta di accettare il patteggiamento proposto dalla Procura era stata dettata dalla necessità di tutelare l'Amministrazione, ben consapevole della assoluta infondatezza dei fatti addebitati e della insussistenza della fattispecie di reato ipotizzato. Venuta meno tale esigenza, ho auspicato la soluzione odierna che mi consente finalmente di difendermi appieno nell'ambito del processo. Prerogative fino ad oggi sempre negatemi".

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