Artista di strada cacciata in campo "Tre anni che aspetto i permessi"

Una 26enne spagnola allontanata da campo San Cassian: occupazione di suolo pubblico. Lei: "Ditemi che male c'è a diffondere la cultura"

Noemi Carrau "in azione"

"Ecco perché preferisco disegnare Venezia di notte". Perché ha più fascino, perché la si coglie nei momenti di tranquillità e senza turisti? No. Perché Noemi Carrau Gual, illustratrice spagnola ma veneziana d'adozione, non ha il permesso per disegnare in campo. Non lo ha da tre anni, da quando ha fatto richiesta di autorizzazione all'amministrazione.

MANETTE AL PITTORE DI STRADA, VIGILI CONTESTATI

Per questo giovedì, secondo il racconto dell'artista 26enne di Barcellona, gli agenti della polizia municipale le hanno intimato di andarsene da campo San Cassian. Lei lì non poteva dipingere. Occupazione di suolo pubblico, si chiama. Posizionarsi con un cavalletto e immortalare a suon di pennello la città, come noto, è infatti vietato. Serve un nulla osta ufficiale. Che da tre anni non arriva: "Il mio delitto? Occupazione di suolo pubblico, esposizione e vendita abusiva - racconta sul suo profilo Facebook - Dopo tre anni di richiesta e diniego dell'autorizzazione sono davvero stanca di questa lotta". Non un'accusa alla polizia municipale ("capisco che loro devono fare il loro lavoro", dichiara), ma la richiesta, ben più sofferta, di "poter fare anch'io il mio lavoro".

L'intervento viene corredato da una foto in cui Noemi Carrau è attorniata da bambini: "Ditemi che male c'è nel diffondere l'arte e la creatività", commenta. Sul web è subito partita una campagna di solidarietà. C'è chi ha proposto di raggiungere tutti campo San Cassian distendendosi per terra, perché, si scrive "il suolo pubblico è nostro".

Una dimostrazione di affetto che forse la 26enne neanche si aspettava: "È bello scoprire che ci sono tante persone che apprezzano il mio lavoro - sottolinea - Questo episodio mi fa capire perché tanti veneziani vanno via di questa città: la vita qui diventa sempre più difficile. Un giorno - racconta - una mamma che passava in campo diceva alla sua bambina: "guarda, questa ragazza che fortunata... è un sogno vivere e disegnare in questa città meravigliosa, non è vero?". Sono stata zitta e ho risposto con un triste sorriso. La realtà non sempre si vede al primo colpo d'occhio".

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