Nel palazzo occupato di via del Lavoratore: "L'incendio? Un dispetto. Case agli italiani"

A Marghera, al civico 34, un rogo nei giorni scorsi ha messo a rischio l'incolumità dei residenti. Le sorelle Capobianco, 18 e 24 anni: "Noi non spacciamo. Occupano a decine"

Il campanello non funziona, a terra c'è un po' di tutto. Mano a mano che sali le scale ti imbatti nelle porte murate per evitare che qualcuno ci entri senza averne titolo, poi dal secondo piano inizia l'odore di bruciato. Sempre più insistente se ti avvicini alla soffitta che nella notte tra lunedì e martedì è stata interessata da un incendio che avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi. Si vive così in via del Lavoratore a Marghera, nel palazzo di proprietà Ater al civico 34 in cui le occupazioni sono la normalità. "Ma non siamo gli unici sai, qui è pieno di gente che occupa", spiegano le sorelle Capobianco, una di 24 e una di 18 anni. Già mamme di due bimbi rispettivamente di 3 anni e 6 mesi. Tre anni fa hanno buttato giù la porta e si sono stabilite al secondo piano ("mia figlia aveva pochi mesi, vivevo in strada", racconta una delle due).

"Bettin venga a vedere, gli offriamo il caffè"

Gli abusivi sono tanti e con alle spalle storie di difficoltà: "In questo palazzo siamo in tre, in corte (in via Correnti, ndr) sono un'altra quindicina. Per non parlare delle altre zone di Marghera come via Beccaria. Mestre a Macaé? Uguale. Per la stragrande maggioranza sono italiani in difficoltà, invece danno le case agli stranieri". La mappa delle occupazioni in città è eterogenea: "Ma noi, a differenza di quanto ha dichiarato il presidente della Municipalità, Gianfranco Bettin, non spacciamo e non importuniamo la gente - sottolineano le due sorelle, intente a preparare da mangiare ai figli - Anzi, lo invitiamo a bere un caffè, che non abbiamo, per dimostrargli che siamo solo due giovani donne che vivono con i soldi del sussidio di disoccupazione e con quanto porta a casa il compagno di una di noi". 

"Se mi mandano in strada occupo il Comune"

Il fidanzato della 18enne è tunisino e si sta preparando per andare al lavoro: "E' stato grazie a lui se gli altri inquilini sono stati avvertiti - continuano - siamo rimasti fuori al freddo per ore. Con la differenza che succederà proprio questo se ci sbattono in strada. Gli altri inquilini del palazzo sappiamo già che saranno riassegnati". Un cane che si morde la coda: "La soffitta è distrutta e certo non la utilizzavamo per ospitare nessuno - spiegano - a volte capitava che qualcuno ci entrasse da abusivo ed è stato subito mandato via. Se mi mandano fuori casa occupo il Comune con una tanica di benzina, che mi vengano a prendere. Perché se hanno le case per gli stranieri le diano anche agli italiani". 

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L'incendio: un dispetto? 

Il sospetto delle due giovani è che il rogo sia stato appiccato deliberatamente: "Non sarebbe il primo dispetto che subiamo - sottolineano - vivendo qui c'è da avere paura. Non ce la facciamo più. Ti aggrediscono alle spalle, anche con i bambini. Nostra madre, invalida, è finita all'ospedale dopo essere stata picchiata. Abbiamo due figli piccoli e dobbiamo tutelare prima di tutto loro. Ma non abbiamo alternative. Non spacciamo e non andiamo a battere. E lo puoi vedere da solo - concludono - avremmo i rubinetti d'oro e una lavatrice ultramoderna. Invece la nostra è rotta e abbiamo montagne di vestiti di là". 
 

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