Omicidio di Mariarca Mennella, il pm chiede l'ergastolo per l'ex marito

Giovedì 4 ottobre si conoscerà la sentenza di primo grado. Giovedì, dopo un'udienza di 3 ore, concesso un rinvio breve

Bisognerà attendere ancora una settimana, fino al 4 di ottobre, per conoscere la sentenza di primo grado del processo a carico di Antonio Ascione, il killer di Maria Archetta Mennella, trucidata a soli 38 anni. Nel pomeriggio di giovedì, in Tribunale a Venezia, dopo un''udienza durata oltre tre ore, il giudice Massimo Vicinanza ha concesso un rinvio breve, appunto a giovedì, per le repliche delle parti, che probabilmente non ci saranno, e per la lettura del verdetto.

Chiesto l'ergastolo

Il p.m. Raffaele Incardona ha chiesto l'ergastolo per l'imputato reo confesso dell'ennesimo femminicidio, contestandogli l'omicidio pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dal vincolo di parentela e dalla minorata difesa per aver aggredito e accoltellato l'ex moglie quando era a letto che dormiva, e dunque impossibilitata ad opporre un'adeguata difesa: il crimine ha avuto luogo all'alba del 23 luglio del 2017 nell'abitazione di Musile di Piave, dove la vittima, dopo la separazione da quel marito violento e possessivo, si era trasferita da Torre del Greco con i due figli e si stava rifacendo una vita. Non solo: il Sostituto Procuratore ha contestato al 45enne pizzaiolo torrese anche l'ulteriore reato di minacce, sempre aggravate, per aver minacciato di morte Mariarca con un coltello pochi giorni prima del misfatto.

Figli parte civile

Alla richiesta dell'ergastolo si è associato anche l'avvocato Alberto Berardi che assiste i familiari dì Maria Archetta in collaborazione con Studio 3A: tutti i familiari di Mariarca, l’anziana mamma, i fratelli, le sorelle e, soprattutto, i due figli minorenni rappresentati dalla zia materna Assunta, su autorizzazione del giudice tutelare, si sono costituiti parte civile. Berardi ha anche presentato una dettagliata memoria ad hoc a sostegno della tesi della premeditazione e ha richiesto come risarcimento trecentomila euro per ciascuno dei due figli, duecentomila euro per la mamma, e centomila per ognuno dei cinque fratelli.

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