Omicidio a Portogruaro, 46enne uccisa nel centro psichiatrico dopo una lite

La tragedia lunedì nella struttura riabilitativa "Fossalato". La vittima è stata uccisa dalla compagna di stanza 50enne. Nessun urlo o rumore: "Entrate, è successo qualcosa di brutto"

"Venite dentro. E' successo qualcosa di brutto alla mia compagna". Queste le prime e uniche parole proferite da una 50enne dopo aver ucciso la sua compagna di stanza. L'omicidio è avvenuto nel silenzio. Nel silenzio di una camera del centro polifunzionale di riabilitazione psichiatrica "Fossalato", struttura alla periferia di Portogruaro. Difficile entrare in quelle pareti, nei meandri di quelle motivazioni che possano aver portato la 50enne, verso le 15.30 di lunedì, a mettere una cinghia al collo della vittima, una 46enne ospite della struttura da circa un anno. Gli infermieri hanno varcato la soglia della stanza e hanno visto l'aggredita priva di sensi, con chiari segni di violenza intorno al collo. Il diverbio è avvenuto lontano dai letti, quasi intatti.

Gli infermieri, una decina impegnati nel centro, dipendenti della cooperativa pordenonese Itaca, cui l'Usl 10 ha affidato la gestione, hanno tentato di rianimare la donna, coadiuvati dopo pochi minuti dai sanitari del Suem. Non c'è stato nulla da fare. E' sopravvenuto un arresto cardiaco ed è tornato il silenzio. Lo stesso silenzio in cui si è chiusa l'omicida, rimasta quasi catatonica per ore di fronte all'arrivo delle forze dell'ordine, del magistrato Laura Cameli, dei funzionari delle pompe funebri. Di tutta quella macchina che si mette in moto dopo una tragedia del genere.

Gli inquirenti fino a sera hanno interrogato le persone che in quel centro lavorano da anni e che mai, fin dall'inaugurazione del 2005, avevano dovuto affrontare un fatto del genere. Qui, infatti, specifica l'Ulss 10, si è ben lontani da un "manicomio". Dalla struttura si entra ed esce liberamente. Si tratterebbe dell'ultimo "passo" prima di poter tornare dalle proprie famiglie. Una "prova" e al contempo un modo per alleviare i parenti dal peso del mantenimento.

Oggi viene conferito l'incarico al medico legale di condurre l'autopsia sul corpo della vittima. Solo in questo modo si potrà capire se in quella stanza con due letti, due comodini, un bagno, un armadio a muro sia entrata anche la "volontà" di uccidere. Se quella cintura sia stata stretta un po' troppo, o se invece si sia trattato di altro. Di un incidente forse, di un attacco cardiaco determinato dalla paura. Sarà il rapporto del medico legale, con ogni probabilità, a far pendere l'ago della bilancia del pubblico ministero sul capo d'imputazione di omicidio volontario o preterintenzionale.

Le due donne si conoscevano da tempo. Erano entrambe di Portogruaro. Condividevano la stessa tappa del loro percorso riabilitativo. Ma qualcosa deve essere andato storto. Gli inquirenti visioneranno anche i video di sorveglianza, che per motivi di privacy però non immortalano il momento dell'omicidio. Poteva essere evitata una tragedia simile? Secondo il direttore dell'Ulss 10 Paolo Stocco "episodi aggressivi non si possono escludere in questo tipo di strutture di personalità patologiche anche se 'cronicizzate'".

Sono venti gli ospiti diurni del centro "Fossalato", cui se ne aggiungono altri sei che lì ci passano anche la notte. La vittima era seguita quotidianamente dal personale sanitario dell'Ulss 10, e in questo periodo era sotto trattamento farmacologico per una grave patologia depressiva che determinava grossi problemi relazionali.
 

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