Grossa operazione antidroga: 25 misure cautelari, sequestri per 7 milioni di euro

Un «gruppo criminale strutturato». Importazione e smercio di grosse quantità di cocaina, marijuana e hashish. Settantacinque in tutto le perquisizioni

Un cartello della droga con a capo due o tre cellule principali che avevano conquistato il monopolio dello spaccio di stupefacenti a Chioggia. Questa mattina i carabinieri della compagnia clodiense, supportati dai colleghi dei comandi provinciali interessati, hanno arrestato 25 persone (22 italiani, 1 ucraino, 1 marocchino e 1 sloveno) nelle province di Venezia, Padova, Treviso, Rovigo, Ferrara e Torino per spaccio di stupefacenti in concorso. Di queste, 18 sono finite in carcere, 5 ai domiciliari, mentre per 2 è scattato il divieto di dimora. Parallelamente alle misure cautelari disposte dal gip Andrea Battistuzzi, i militari della guardia di finanza hanno sequestrato proprietà e titoli per circa 7 milioni di euro, corrispettivo del profitto della fiorente attività di spaccio, eseguendo perquisizioni in 75 abitazioni e proprietà degli indagati e dei familiari più stretti.

«Servirebbe uno tsunami per spazzare via tutta la cocaina da Chioggia»

Smantellata banda dedita allo spaccio

Tsunami, questo il nome della maxi indagine dei militari dell'Arma, è partita nel settembre 2017 a Chioggia e ha permesso di riscontrare un alto consumo di stupefacenti in città, nonché di acquisire elementi indiziari nei confronti di un gruppo criminale ben strutturato dedito all’importazione e allo smercio di ingenti quantitativi di droga. Il volume d'affari stimato è di oltre 70 chili di cocaina, 150 di marijuana e 30 di hashish. Nel corso degli accertamenti, i militari avrebbero rilevato la presenza di un bacino di almeno 150 acquirenti residenti a Chioggia e nelle province di Venezia e limitrofe.

Racket familiare

La banda era formata in particolar modo da nuclei familiari che si approviggionavano dalla Slovenia e stoccavano poi lo stupefacente in magazzini. I militari del Gico della guardia di finanza, sulla base dei risultati investigativi dei carabinieri, hanno ricostruito i flussi finanziari legati al traffico di droga; accertamenti che hanno riguardato 100 persone, molte delle quali con disponibilità patrimoniali sproporzionate rispetto a quanto dichiarato al fisco. Le indagini si sono focalizzate in numerose attività economiche e assetti societari collegati agli indagati; anche a Tenerife, dove i militari hanno potuto operare ricorrendo all'Ordine di indagine europeo emesso dalla procura di Venezia. Il patrimonio complessivamente ricostruito ammonta a circa 7 milioni di euro, tra beni mobili, immobili, quote societarie e conti correnti bancari.

Un militare dell'esercito tra gli arrestati 

Tra gli indagati finiti agli arresti domiciliari c'è anche S.F., 44enne, nato a Padova e residente nel Trevigiamo. L'uomo, un sottoufficiale dell'esercito, è ritenuto dagli investigatori uno dei clienti che si rifornivano dalla banda, che poi rivendeva la cocaina. È stato seguito dagli uomini dell'Arma che hanno anche ascoltato alcune conversazioni, nelle quali il 44enne faceva riferimento ai quantitativi di droga da acquistare dai due vertici del gruppo (che erano i fornitori dei piccoli pusher). In totale avrebbe comprato circa tre etti di cocaina, che secondo le indagini avrebbe poi rivenduto. 

Zaia: «Grazie a magistrati e uomini in divisa»

«Una giornata radiosa per la legalità. Grazie e complimenti alla procura della Repubblica di Venezia e a tutte le forze dell'ordine per aver sferrato un colpo da ko a un ramificato sistema di seminatori di morte. Non è il primo, e non sarà l’ultimo, perché con inquirenti, carabinieri, poliziotti, finanzieri così, la certezza è che altre vittorie contro il malaffare continueranno ad arrivare», con queste parole il presidente della regione Luca Zaia si è voluto complimentare con i militari per il risultato della maxi operazione Tsunami. «Mai come in questo caso - ha aggiunto il governatore - si può parlare di maxi operazione, condotta con la solita maestria. Un ringraziamento vada ai nostri bravi magistrati e a tutti gli uomini in divisa, vista anche l’enorme entità della droga maneggiata e i milioni di euro sequestrati oltre, naturalmente, alle tante custodie cautelari e perquisizioni effettuate».

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